Aleppo città martire ancora aggredita dal regime degli Assad

01/08/2012 di Redazione
Aleppo città martire ancora aggredita dal regime degli Assad

Nei diciassette mesi di guerra civile in Siria Aleppo la maggiore città del  paese e capitale commerciale era restata relativamente ai margini. Da una settimana proprio ad Aleppo si concentrano le forze dei ribelli del Free Syrian Army (FSA) e del regime che ha definito questa di Aleppo "la madre di tutte le battaglie". Mentre migliaia di persone sono in fuga dalla città, infuria quartiere per quartiere la battaglia di strada mentre elicotteri e carri armati del regime bombardano. La battaglia di Aleppo avrà ripercussioni strategiche sulla evoluzione della situazione siriana. Se la settimana scorsa era stata data a breve la caduta del regime con l'enfasi che accompagnava alcune "fughe di generali" in Turchia, questa settimana il ministro degli esteri di Assad, Walid al-Muallem da Teheran accusa Qatar, Turkey, and Saudi Arabia di aiutare i ribelli sul campo e sotto la direzione degli USA. E in una conferenza stampa tenuta insieme al ministro degli esteri iraniano Ali Akbar Salehi dà per avvenuta la sconfitta dei ribelli. Al Jazeera descrive  ad Aleppo una situazione sul campo simile  e su scala allargata a quella di Homs con il rischio di una crisi umanitaria. I Ribelli non si sono avvicinati ai quartieri kurdi e cristiani, fanno incursioni al centro e sono concentrati nelle aree sud occidentali abitate prevalentemente da sunniti poveri. Le truppe del regime rifuggono dal contatto diretto con i ribelli e fanno convergere cannonate e missili dagli elicotteri sulla popolazione civile di questa area sudoccidentale. A differenza della battaglia di Homs è da rimarcare che Aleppo è una città molto ricca ed ha avuto mesi per prepararsi a quanto sta accadendo. Le varie unità del FSA sono consapevoli delle loro differenze ed hanno chiara la necessità di combattere uniti. L'afflusso di rinforzi dalle città della provincia testimonia questo superiore livello operativo e dà la speranza di poter allontanare i residui delle forze del regime dalla città sotto attacco delle armate di Assad. Nella notte Barack Obama ha avuto un colloquio telefonico con il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, per discutere "gli sforzi per accelerare la transizione politica in Siria". Lo ha reso notola Casa Bianca, sottolineando che i due leader hanno anche convenuto di coordinare l'impegno umanitario per assistere i rifugiati siriani, in particolare quelli che sono entrati in Turchia. Ed hanno espresso la massima preoccupazione per gli attacchi ad Aleppo e il deteriorarsi della situazione umanitaria in tutto il  paese. Preoccupato anche il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, che esprime dubbi sulla possibilità  che il presidente siriano Assad accetti le garanzie per la sua incolumità e della sua famiglia, in pratica un salvacondotto, contenute nella risoluzione della Lega Araba. "Abbiamo visto come negli altri casi di rivoluzione determinati dalla primavera araba i leader non hanno risposto" alle proposte di lasciare il potere e il paese, ha continuato il titolare della Farnesina, sottolineando l'eccezione di "Ben Ali', ma le condizioni erano diverse", mentre Gheddafi e Mubarak non hanno accettato. Terzi ha poi ribadito come con la crisi in Siria continua "ad aggravarsi"  perché Aleppo costituisce "il cuore della borghesia e dell'economia siriana dove mesi fa non si prevedeva ci potesse essere una resistenza così forte". Infine Terzi esprime preoccupazione per  i "200mila cittadini che si stanno muovendo verso il confine turco" e poichè "la situazione umanitaria è drammatica" occorre approntare degli interventi.