I Sindaci della Locride: “Abbiamo vinto una battaglia, ma la lotta sarà ancora lunga"

01/08/2012 di Redazione
 I Sindaci della Locride: “Abbiamo vinto una battaglia, ma la lotta sarà ancora lunga"

"Dopo la grande assemblea pubblica di mercoledì abbiamo ricominciato a mangiare, dopo che per una settimana io e i sindaci di Riace e Acquaformosa abbiamo dovuto fare uno sciopero della fame". Questa la dichiarazione di Giovanni Maiolo, rappresentante della Rete dei Comuni solidali (Re.co.sol), a proposito della forte azione di protesta terminata in queste ore. E prosegue  "La protezione civile calabrese che ha provocato il problema e che ora paradossalmente dirama comunicati stampa ringraziandoci di avere fatto una protesta contro di loro (!), ha deciso di riconoscere il debito. Ora si aspetta solo il parere della Corte dei conti. È stata una battaglia dura e sofferta, ma abbiamo sentito la vicinanza di molti, moltissimi, che da ogni parte d'Italia si sono attivati per esprimerci solidarietà, diffondere la notizia della lotta, raccogliere fondi e organizzare concerti di solidarietà". Infatti, il centro della Locride, era diventato negli scorsi giorni, destinazione di centinaia di cittadini e rappresentanti politici e sindacali, che avevano raggiunto la valle dello Stilaro proprio per partecipare idealmente alla protesta. E la manifestazione dello scorso mercoledì, era stata occasione per consolidare i legami con le comunità straniere ospitate. "A tutti loro un grandissimo ringraziamento, conclude Maiolo, hanno dimostrato che esiste un'Altra Italia in cammino verso un sogno di giustizia sociale. Così come vanno ringraziati tutti i giornalisti che si sono occupati di questa vicenda con grande professionalità. Un ringraziamento particolare lo merita la Cgil di Locri-Reggio Calabria, che ha dato un aiuto concreto e decisivo nel convincere l'Enel a restituire l'elettricità alle case dei migranti e nel portare un camion di generi alimentari a Riace. Abbiamo vinto una battaglia, ma la lotta sarà ancora lunga contro i respingimenti, il reato di clandestinità e le galere etniche. Ci aspettano altre lotte per il riconoscimento del diritto di voto ai migranti, per ridurre i tempi scandalosamente lunghi imposti a chi deve ottenere la cittadinanza, perché non ci siano mai più clandestini ma fratelli e sorelle nei cui occhi riconoscersi».