Si lavora per vivere e non per morire

01/08/2012 di Redazione
Si lavora per vivere e non per morire

Siamo in Toscana, terra dove risiedonola Morellato Termotecnicae Morellato Energia. Una  piccola storia che nelle ultime settimane ha avuto molta eco per una buona condotta, se così si può chiamare. Ha rifiutato una commessa militare del colosso statale Finmeccanica. Una commessa di guerra fatta della controllata Wass,la Whitehead Alenia SistemiSubacquei. Nonostantela crisi. Nonostanteun calo di ordinativi e di fatturato che hanno portato alla cassa integrazione per una parte dei venti dipendenti. Nonostante una realtà che vede chiudere scuole e ospedali mentre si acquistano armi sempre più costose, sofisticate e potenti. "La scorsa settimana è arrivata una richiesta di sopralluogo e successivamente di preventivo dalla Wass, un'azienda parte del gruppo Finmeccanica. Hanno proposto alla Morellato Termotecnica una commessa da 30mila euro circa, 10mila di utile, per diversi interventi tra cui un sistema di raffreddamento per una vasca da 10mila litri usata nei loro laboratori. Per noi è una cifra importante e che ci avrebbe aiutato a tamponare i problemi dell'oggi". A scrivere è Valerio Morellato, giovane ingegnere di 32 anni, che di una ditta è il creatore e dell'altra l'erede familiare. E continua nella nota diffusa, "Abbiamo aperto una discussione interna e un confronto con OdES, l'Officina dell'Economia Solidale diPisaa partire dal Patto per il Distretto di Economia Solidale che ci siamo impegnati a sottoscrivere e che definisce la cornice di coerenza e di cooperazione reciproca all'interno della quale gli aderenti al patto dovrebbero muoversi ed agire". Tutto questo ha portato alla decisione "di non procedere con la proposta commerciale". Adesso ci spostiamo nel Sud della penisola italiana, esattamente in Puglia, a Taranto. Qui ormai dal 1960 c'è una delle più importanti acciaierie d'Europa, l'Ilva. Dopo 50 anni dalla sua nascita i cittadini di Taranto hanno chiesto la chiusura dell'area a caldo dell'Ilva che causa il 98% dell'emissioni inquinanti. Hanno chiesto la bonifica di tutti i terreni e del mare che per colpa di questa industria sono stati inquinati. I periti nominati della Procura di Taranto hanno quantificato, per i sette anni presi come riferimento: un totale di 11550 morti, con una media di 1650 morti all'anno, soprattutto per cause cardiovascolari e respiratorie; un totale di 26999 ricoveri, con una media di 3857 ricoveri all'anno, soprattutto per cause cardiache, respiratorie, e cerebrovascolari. Di questi, considerando solo i quartieri Tamburi e Borgo, i più vicini alla zona industriale: un totale di 637 morti, in media 91 morti all'anno, è attribuibile ai superamenti dei limiti di PM10; un totale di 4536 ricoveri, una media di 648 ricoveri all'anno, solo per malattie cardiache e malattie respiratorie, sempre attribuibili ai suddetti superamenti. Il gip di Taranto Patrizia Todisco il 26 luglio ha firmato il provvedimento di sequestro senza facoltà d'uso dell'intera area a caldo dello stabilimento siderurgico Ilva. I sigilli sono previsti per i parchi minerali, le cokerie, l'area agglomerazione, l'area altiforni, le acciaierie e la gestione materiali ferrosi. Sono 8 gli indagati, tra dirigenti ed ex dirigenti dell'Ilva, per i quali il gip Patrizia Todisco ha disposto gli arresti domiciliari. Cinque di questi erano già inquisiti e avevano nominato propri consulenti nell'ambito dell'incidente probatorio. Sono accusati, a vario titolo, di disastro ambientale colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose. Il 30 luglio 2012 i carabinieri del NOE di Lecce notificano il provvedimento di sequestro. Tra i dipendenti, i lavoratori a rischio sono più di 5000. Taranto adesso, si trova a combattere tra il diritto alla salute ed il diritto al lavoro. Dopo che per 50 anni tutti hanno guardato da una altra parte di fronte all'evidenza di dover intervenire per tutelare il diritto alla salute e il diritto al lavoro. La "decisione estremamente sofferta ma inevitabile" come la definisce il procuratore generale di Lecce, Giuseppe Vignola e l'impegno del governo perché l'acciaieria non chiuda possono  diventare strumenti perchè i cittadini di Taranto, dagli operai dell'Ilva, ai residenti di Tamburi e a tutti gli abitanti del golfo ionico, si riappropino del bene comune che è la loro città.