Siria: una popolazione in fuga dalla guerra civile, continuano gli appelli per lo stop alla guerra

30/08/2012 di Redazione
Siria: una popolazione in fuga dalla guerra civile, continuano gli appelli per lo stop alla guerra

Mentre emergono particolari atroci sul massacro perpetrato dai reparti speciali di Assad a Daraya, numerosi video sono postati su Youtube. Una guerra civile che va avanti da oltre un anno tra i ribelli e il regime di Damasco.  Migliaia i morti, città distrutte e la comunità internazionale che si mobilita. Secondo l'UNHCR, sono 202.512 i siriani fuggiti dall'inferno. Nell'ultima settimana 30mila sono entrati in Turchia, Libano, Iraq e Giordania. "Abbiamo raggiunto il livello di 202.512 rifugiati nella regione circostante", ha detto Edwards, portavoce dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, sottolineando come il "deteriorarsi della sicurezza in Libano stia ostacolando il  lavoro per aiutare i profughi in fuga dal conflitto in Siria, anche se le operazioni continuano". La richiesta di porre fine ai combattimenti e di cessare il fuoco ora arriva oltre che dalla comunità internazionale, anche dagli oppositori in patria, dal vice presidente Faruq al Sharaa, almeno formalmente ancora in carica tanto da esser citato dai media vicini al regime. Un accorato appello che arriva subito dopo la notizia di un nuovo attacco di un autobomba esplosa nel sud di Damasco. Le autorità accusano ''terroristi'' di aver ucciso 12 persone nell'attentato nel sobborgo di Jaramana. Intanto attivisti e residenti documentano l'uccisione, da parte delle forze lealiste, di una sessantina di persone nella sola giornata del 29 agosto in tutto il Paese. ''La base per la soluzione senza precondizioni della crisi in Siria e' rappresentata dalla cessazione della violenza da tutte le parti'', ha detto Sharaa, nei giorni scorsi. Il vice presidente e' un incarico di mera rappresentanza nella Siria degli al Asad. In nome della fine delle violenze e dell'abbandono delle armi da parte dei ribelli e del regime, una serie di formazioni semi clandestine dell'opposizione in patria hanno convocato per il 12 settembre prossimo una conferenza ''per il cambiamento democratico che mantenga l'unita', la sovranità della patria e preservi la pace civile''. Promotore dell'iniziativa e' il Comitato di coordinamento per il cambiamento nazionale e democratico, gruppo di dissidenti e oppositori che rifiutano il sostegno turco, arabo e occidentale agli insorti armati. Nella loro proposta non esplicitano la richiesta di dimissioni del presidente Bashar al Assad, considerata questa una linea rossa che gli oppositori in patria non devono superare. Dall'altro capo delle opposizioni, un gruppo di 45 membri di diverse sigle del dissenso all'estero e della diaspora siriana in Occidente ha pubblicato recentemente  un dettagliato documento che affronta tutti i temi cruciali per un eventuale post-Assad. Il testo e' il frutto di una serie di incontri svoltisi a Berlino negli ultimi sei mesi tra  circa 45 formazioni dell'opposizione, appartenenti a diverse sigle, correnti politiche e comunita' siriane. E mentre il ministro degli esteri siriano Walid al Muallim continua ad accusare Washington di incoraggiare la violenza in Siria, fonti militari iraniane, ammettono che anche la Repubblica islamica svolge un ruolo di primo piano nella guerra in corso. Il Wall Street Journal cita un comandante dei Guardiani della rivoluzione iraniana, il generale Salar Abnoush, secondo cui membri ed ex membri dei reparti speciali di Teheran sono operativi in Siria.