Nuove antenne, Roma si mobilita contro l’elettrosmog

20/09/2012 di Redazione
Nuove antenne, Roma si mobilita contro l’elettrosmog

In arrivo nuove antenne di telefonia mobile a Roma: almeno mille, dicono le associazioni ambientaliste, nella città che in Europea ne conta già il numero maggiore (circa tremila). A favorire l'ondata di nuove installazioni le nuove normative contenute nel Decreto Sviluppo presentato dal ministro Passera. E i cittadini si mobilitano. I primi sono stati i residenti di Casal Brunori, nel XII Municipio, ma il fronte della lotta all'inquinamento dovuto alle onde corte e medie immesse nell'etere della Capitale è entrato in fibrillazione per l'annuncio di nuove installazioni che vengono segnalate in vari punti della città. A Casetta Mattei, nel XV Municipio, è contestata una nuova antenna appena installata da Vodafone. Nello stesso Municipio se ne prevede un'altra in arrivo a piazza Lorenzini. A Cinecittà Est, in via Gentile, è in corso invece un braccio di ferro tra i residenti e i gestori di telefonia per un'antenna già installata ma non ancora operativa. Contro l'impianto è stato promosso infatti un ricorso al Tar. La "scusa", come dicono al Coordinamento contro l'elettrosmog, di questo proliferare è la nuova tecnologia d'avanguardia, cosiddetta di quarta generazione, della Lte (Long Term Evolution), la più recente evoluzione degli standard di telefonia mobile cellulare Gsm/Umts, Cdma2000 e Td-Scdma. Ma ad allarmare il Coordinamento è soprattutto il capitolo dell'annunciato Decreto Sviluppo riguardante la «monetizzazione» del disturbo arrecato, a fronte della norma che impone a proprietari e condomìni di tollerare l'installazione di una o più antenne per il servizio di telefonia mobile Lte. «Se l'art. 29 della bozza di Decreto in questione dovesse mantenere il carattere espropriativi nei termini perentori in cui è descritto nell'articolato - afferma l'associazione - questo governo passerà alla storia per il demerito di aver eretto l'ultimo e più infausto muro tra chi rappresenta le istituzioni ed il cittadino. Ma c'è un altro aspetto ignobile che induce a riflettere sulla paternità della stesura di questa norma: il ricorso spregiudicato alla monetizzazione del disagio subito con l'installazione di un'antenna». A fronte dell'imposizione di una servitù coattiva, spiegano gli esperti del fronte anti-antenne, «il governo mette a disposizione un congruo risarcimento, stabilito "in base all'effettiva diminuzione del valore del fondo o dell'immobile". Per questo noi stiamo già chiamando a raccolta i cittadini per non subire questa prepotenza oliata con l'elemosina»