Affile: il fattaccio del mausoleo dedicato a Rodolfo Graziani, fascista

04/10/2012 di Redazione
Affile: il fattaccio del mausoleo dedicato a Rodolfo Graziani, fascista

Il comune di Affile, in provincia di Roma,  ha innalzato un monumento per celebrare la memoria di quello che, secondo lo storico Angelo Del Boca, massimo studioso di quel periodo, fu "il più sanguinario assassino del colonialismo italiano". Chi è? Rodolfo Graziani. "Colui che ha dichiarato "Mai dormito tanto tranquillamente" a chi gli chiedeva se non avesse gli incubi dopo le mattanze che aveva ordinato, come quella di tutti i preti e i diaconi cristiani etiopi di Debra Libanos, fatti assassinare e sgozzare dalle truppe islamiche in divisa italiana. Dormono tranquilli anche quelli che hanno speso soldi pubblici per erigere in Ciociaria un sacrario a quel macellaio? Se è così non conoscono la storia". Scrive  Gian Antonio Stella sul "Corriere della sera" del  29 settembre 2012. Un mausoleo che non fa indignare l'Italia ma che ha creato scandali internazionali con articoli sul New York Times o servizi della Bbc. Francesco Storace è arrivato a dettare all'Ansa una notizia intitolata "Non infangare Graziani" e a sostenere che "nel processo che gli fu intentato nel 1948 fu riconosciuto colpevole e condannato a soli due anni di reclusione per la semplice adesione alla Rsi". "Falso. Il dizionario biografico Treccani spiega che il 2 maggio 1950 il maresciallo fu condannato a 19 anni di carcere e fu grazie ad una serie di condoni che ne scontò, vergognosamente, molti di meno". Afferma sempre Stella. Anche il sito web del comune di Affile mette nelle sue sezioni Graziani definendolo "II Maresciallo d'Italia Rodolfo Graziani, figura tra le più amate e più criticate, a torto o a ragione, fu tra i maggiori protagonisti dei burrascosi eventi che caratterizzarono quasi mezzo secolo della storia italiana..." "Fu lui, l'«eroe di Affile», a coordinare la deportazione dalla Cirenaica nel 1930 di centomila uomini, donne, vecchi, bambini costretti a marciare per centinaia di chilometri in mezzo al deserto fino ai campi di concentramento allestiti nelle aree più inabitabili della Sirte. Diecimila di questi poveretti morirono in quel viaggio infernale. Altre decine di migliaia nei lager fascisti. E fu ancora lui a scatenare nel '37 la rappresaglia in Etiopia per vendicare l'attentato che gli avevano fatto i patrioti. Trentamila morti, secondo gli etiopi. L'inviato del Corriere, Ciro Poggiali, restò inorridito e scrisse nel diario: «Tutti i civili che si trovano in Addis Abeba hanno assunto il compito della vendetta, condotta fulmineamente con i sistemi del più autentico squadrismo fascista. Girano armati di manganelli e di sbarre di ferro, accoppando quanti indigeni si trovano ancora in strada... Inutile dire che lo scempio s'abbatte contro gente ignara e innocente». I reparti militari e le squadracce fasciste non ebbero pietà neppure per gli infanti. C'era sul posto anche un attore, Dante Galeazzi, che nel libro Il violino di Addis Abeba avrebbe raccontato con orrore: «Per tre giorni durò il caos. Per ogni abissino in vista non ci fu scampo in quei terribili tre giorni in Addis Abeba, città di africani dove per un pezzo non si vide più un africano». Negli stessi giorni, accusando il clero etiope di essere dalla parte dei patrioti che si ribellavano alla conquista, Graziani ordinò al generale Pietro Maletti di decimare tutti, ma proprio tutti i preti e i diaconi di Debrà Libanòs, quello che era il cuore della chiesa etiope. Una strage orrenda, che secondo gli studiosi Ian L. Campbell e Degife Gabre-Tsadik autori de La repressione fascista in Etiopia vide il martirio di almeno 1.400 religiosi vittime d'un eccidio affidato, per evitare problemi di coscienza, ai reparti musulmani inquadrati nel nostro esercito. Lui, il macellaio, quei problemi non li aveva: "Spesso mi sono esaminato la coscienza in relazione alle accuse di crudeltà, atrocità, violenze che mi sono state attribuite. Non ho mai dormito tanto tranquillamente ». Di più, se ne vantò telegrafando al generale Alessandro Pirzio Biroli: "Preti e monaci adesso filano che è una bellezza". C'è chi dirà che eseguiva degli ordini. Che fu Mussolini il 27 ottobre1935 adirgli di usare il gas. Leggiamo come Hailé Selassié raccontò gli effetti di quei gas: si trattava di "strani fusti che si rompevano appena toccavano il suolo o l'acqua del fiume, e proiettavano intorno un liquido incolore. Prima che mi potessi rendere conto di ciò che stava accadendo, alcune centinaia fra i miei uomini erano rimasti colpiti dal misterioso liquido e urlavano per il dolore, mentre i loro piedi nudi, le loro mani, i loro volti si coprivano di vesciche. Altri, che si erano dissetati al fiume, si contorcevano a terra in un'agonia che durò ore. Fra i colpiti c'erano anche dei contadini che avevano portato le mandrie al fiume, e gente dei villaggi vicini". Continua Stella nel suo articolo sul "Corriere della Sera" Dopo i 160mila euro già versati,la Regione Lazioha stanziato altri 20mila euro per il sacrario fascista. Ma l'opposizione dov'era? Un cittadino denuncia sindaco di Affile, Consiglio comunale e l'ex governatore Polverini. E il Governo, dov'è? Ci sarebbe una palese violazione della legge n. 645 del 20.06.1952, che vieta la ricostituzione del disciolto partito fascista e l'esaltazione dei suoi esponenti. Per il querelante, un cittadino di Prato "è opportuno indagare su quale tipo di procedura amministrativa sia stata seguita per l'assegnazione di lavori, nonché conoscere i rapporti personali e politici intercorrenti tra il sindaco e i consiglieri di Affile, da una parte, e l'impresa costruttrice, dall'altra". È però significativo che a denunciare per apologia di fascismo sia un cittadino di Prato, un toscano e non un romano.