Al Cie di Lamezia Terme i migranti costretti a lavarsi in “gabbia”

04/10/2012 di Redazione
Al  Cie di Lamezia Terme i migranti costretti a lavarsi in “gabbia”

Una gabbia metallica gialla e rossa, piazzata al centro di un atrio esterno, con servizi igienici e un lavandino per radersi: è la toilette in cui sono costretti a lavarsi i migranti rinchiusi nel Centro di identificazione e di espulsione di Piana del Duca, a Lamezia Terme. La Ong "Medici per i Diritti Umani" (Medu), che ha denunciato il caso, parla di una "sconcertante pratica di umiliazione dei migranti detenuti", che sono obbligati a prendersi cura del proprio corpo sotto gli occhi delle guardie e degli altri reclusi, privati anche del più elementare spazio di privacy. I responsabili del centro di detenzione si difendono dicendo che la gabbia è necessaria per tutelare gli "ospiti" affinché non compiano atti di autolesionismo, cosa che purtroppo accade spesso in chi è recluso per un lungo periodo di tempo. I migranti possono arrivare a compiere gesti pericolosi e lesivi per la loro salute fisica: ingoiano penne, pile, oggetti taglienti, cercano di sfregiarsi con lame e pezzi di filo spinato. Terminate le operazioni igieniche, gli "ospiti" del CIE di Lamezia Terme si ritrovano, poi, in un atrio esterno, circondato da un recinto di filo spinato. Gli accessi al centro sono due, e anche in questo caso blindati da gabbie, ferro e cemento, per rendere vano ogni tentativo di fuga. Tentativi che, tuttavia, per nove volte sono, invece, andati a buon fine. Nel 2011, infatti, nove stranieri sono riusciti a "evadere" da quello che, se per la legge è un centro di accoglienza, di fatto assume i connotati di un carcere. Una condizione insostenibile, se si pensa anche ai costi di mantenimento di questi centri. Quello di Lamezia Terme si aggira attorno a 600mila euro annui. Un investimento notevole, che permette alla prigione amministrativa di ospitare fino a un massimo di 60 persone. Secondo i dati del ministero dell'Interno, nel 41% dei casi è stato disposto il rimpatrio. Inascoltata è rimasta la richiesta di Medici senza frontiere, che già nel 2010 si era attivata per far chiudere il centro di Lamezia Terme. Richiesta che era stata motivata sulla base della assoluta inadeguatezza nel salvaguardare l'umana dignità dei migranti irregolari. Per tutta risposta, il Governo ha tagliato i fondi, causando così quello che, con ogni probabilità, presto sarà un peggioramento della situazione.