Colleferro come Taranto: sigilli all’Italcementi. “Siamo in un quadro di devastazione ambientale”

18/10/2012 di Redazione
Colleferro come Taranto: sigilli all’Italcementi. “Siamo in un quadro di devastazione ambientale”

Sigilli all'ItalCementi di Colleferro. L'ipotesi di reato: emissioni dannose in atmosfera. Sotto accusa i fumi provenenti dai camini del cementificio, che secondo quanto emerso dalle indagini del Pubblico Ministero Giuseppe Travaglini e dai rilevamenti dell'Arpa, non sarebbero conformi alle prescrizioni. Il direttore dell'impianto, Alfredo Vitale, è stato posto sotto indagine per la violazione delle norme previste dall'Aia (Autorizzazione integrata ambiente), e alla fabbrica sono stati concessi dieci giorni di tempo per adeguare l'impianto alle normative vigenti. L'azienda tuttavia getta acqua sul fuoco e assicura che la produzione non verrà comunque bloccata: "Il provvedimento - si legge nel comunicato - riguarda l'adeguamento della forma geometrica di alcuni punti emissivi secondari alle normative europee, che in ogni caso non hanno influenza sulle fondamentali prestazioni ambientali dell'impianto. Le emissioni principali dello stabilimento, infatti, sono quelle del forno di produzione del cemento, che sono controllate in continuo 24 ore su 24 e risultano abbondantemente al di sotto dei limiti di legge". Non nasconde invece la sua preoccupazione il sindaco della città, Mauro Cacciotti: "Tra dipendenti e indotto - afferma - ci sono circa 500 famiglie che ruotano attorno alla fabbrica e seppure la produzione non è ferma, questo episodio potrebbe procurare danni a gran parte di loro. Ora aspetto di avere dati certi sulla questione, ma se dalle indagini dovesse venire fuori che è stata danneggiata la nostra città, non escludo di poterci costituire parte civile". È da anni che le associazioni e i comitati territoriali esprimono perplessità sulla situazione ambientale di Colleferro, spesso nel disinteresse generale delle istituzioni. Ultimo episodio, la moria estiva di pesci nel fiume Sacco, che poi è stata attribuita a un inquinamento organico e non industriale. "In questi anni di intensa e indisturbata attività industriale - afferma Ivano Giacomelli, segretario nazionale dell'associazione Codici - gli abusi sono stati talmente tanti da definire la zona come l'area in cui vige un disastro ambientale senza precedenti". L'Italcementi infatti è solo uno degli impianti che contribuirebbero a inquinare l'aria della cittadina alle porte di Roma. "E' bene ricordare - precisa Nando Bonessio, presidente regionale dei Verdi  - che i dati dello studio epidemiologico Eras, condotto nell'intera zona, parlano di ricadute di dosi di diossina dannose per la salute in termini di patologie respiratorie", e conclude: "Siamo in quadro di devastazione ambientale pari a quello dei siti più inquinati d'Italia, come l'Ilva di Taranto".