Lazio. Crescono i tumori per l’arsenico soprattutto a Viterbo e Latina

25/10/2012 di Redazione
 Lazio. Crescono i tumori  per l’arsenico soprattutto a Viterbo e Latina

È ancora emergenza arsenico nel Lazio, a due anni dal primo allarme lanciato dall'Unione europea per 128 comuni italiani, quandola Regione Lazio stanziò 8 milioni di euro per risolvere il problema riguardante i suoi acquedotti. In conseguenza della lunga esposizione al veleno assorbito tramite acqua ed alimenti è a rischio la salute di un milione di persone: a Viterbo si registra un eccesso di mortalità per una serie di cause connesse, soprattutto per tumori del polmone e della vescica negli uomini. A Latina si evidenzia un +12% di mortalità dovuta sempre a numerose forme di tumore. Sono i dati contenuti nella ricerca realizzata dal dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario della Regione Lazio (in 91 comuni a Rischio), e pubblicata a meno di 50 giorni dal termine ultimo imposto dall'Ue all'Italia - il 31 dicembre - per mettersi in regola. Il quadro, soprattutto per la Tuscia e alcuni comuni della provincia di Latina (Sabaudia, Pontinia, Aprilia, Sermoneta, Latina, Cisterna di Latina, Priverno, Sezze, Cori) è preoccupante. Mentre i comuni interessati nella provincia di Roma presentano effetti attenuati se confrontati alle altre due realtà provinciali. «La ricerca - ha spiegato Antonella Litta, referente dell'associazione italiana medici per l'ambiente (Isde Italia) per Viterbo - mette finalmente nero su bianco quello che denunciamo da anni, cioè che l'arsenico è legato a un aumento delle morti e delle malattie correlate». L'arsenico è da decenni considerato un cancerogeno di Classe 1 dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, eppure è presente nelle acque potabili in Italia, da oltre dieci anni, ed è «fuori controllo, arrivando a superare in alcune zone di ben 5 volte il limite previsto dall'Europa dei 10 microgrammi/litro». Occorre però leggere con attenzione i numeri del rapporto, poiché i dati disponibili si riferiscono solo al periodo 2005-2011, mentre l'analisi della mortalità considera un periodo di 20 anni dal 1990-2009 e l'analisi di incidenza e prevalenza di malattia si riferisce al periodo 2005-2010.  Per molte patologie, in particolare quelle tumorali, «occorre considerare il lungo periodo di latenza tra esposizione e insorgenza della malattia e quindi tener presente che l'esposizione di interesse è quella che si riferisce a un periodo fino a 30-40 anni fa». Alla vigilia della pubblicazione dei dati erano già in tanti a chiedersi che fine avesse fattola questione. Dalmondo politico si era levata la voce di Giuseppe Celli, consigliere regionale della lista Civica, con una interrogazione all'assessorato all'Ambiente: «Nel Lazio l'arsenico nell'acqua rappresenta ancora un'emergenza e un pericolo quotidiano per la salute dei residenti. L'Italia ha tempo fino al 31 dicembre per adeguarsi alle direttive europee sui valori di arsenico nell'acqua. Siamo ormai agli sgoccioli, la Regione metta a disposizione i fondi necessari per le opere di potabilizzazione», aveva detto Celli.