Libia: un inferno per i migranti

18/10/2012 di Redazione
Libia: un inferno per i migranti

Le delegazioni della Federazione Internazionale dei Diritti Umani (Fidh), di Justice Sans Frontières pour les Migrants (Jsfm), di Migreurop, e dell'Unione forense per la tutela dei diritti umani hanno redatto un rapporto sui rifugiati in Libia. Il quadro che ne esce non è incoraggiante, la Libia continua ad essere un inferno per migranti, rifugiati e richiedenti asilo. La relazione prende in considerazione i risultati di un'indagine condotta nel giugno2011 insette campi di detenzione, a Tripoli, Bengasi e nella regione delle Montagne Nafoussa. La situazione dei migranti viene definita "devastante", con gravi ed estese violazioni dei diritti umani, in particolare nei confronti di coloro che provengono dall'Africa sub sahariana.  L'inchiesta fa il punto anche sull'Unione europea e i suoi stati membri, accusati di politiche migratorie più attente ad una generica "sicurezza" dei propri confini che al rispetto dei più basilari diritti umani. Prima del conflitto, infatti, quasi un terzo della popolazione libica era costituito da lavoratori stranieri che con la guerra sono fuggiti. "I migranti che passano in Libia per cercare di raggiungere l'Europa sono solo una piccola minoranza. E quelli che lo fanno sono in genere in fuga dai conflitti nel Corno d'Africa. Cercano una protezione internazionale che la Libia non può garantire", ha dichiarato Messaoud Romdhani, vice presidente della Lega tunisina per i diritti umani. La Libia, infatti, non ha ratificato la Convenzione di Ginevra del 1951 e non ha quindi un sistema d'asilo. La Guardia costiera libica, tra l'altro, conferma che quasi tutti i migranti intercettati nel Mediterraneo sono di origine somala o eritrea. La Libia non ha ratificato la Convenzione di Ginevra del 1951 e non ha quindi un sistema d'asilo. La Guardia costiera libica, tra l'altro, conferma che quasi tutti i migranti intercettati nel Mediterraneo sono di origine somala o eritrea. "Le condizioni in cui vivono sono disumane e degradanti. Le celle sono sovraffollate e in situazioni igieniche drammatiche, tra l'altro ai detenuti è raramente permesso uscire. I migranti subiscono abusi fisici e psicologici", ha dichiarato Sara Prestianni, membro del Migreurop. "Abbiamo assistito a scene in cui persone venivano nei campi, con la complicità delle guardie, per selezionare gli immigrati da far lavorare nelle loro aziende. I migranti non avevano la minima idea di quanto avrebbero dovuto lavorare, né se sarebbero stati pagati" aggiunge Geneviève Jacques, membro del Consiglio Internazionale Fidh. Mario Lana vice presidente della Federazione internazionale dei diritti umani (Fidh) e presidente dell'Unione forense per la tutela dei diritti umani (Uftdu) afferma che sia legittimo pensare che i respingimenti continuino, in violazione del diritto internazionale, c'èil bisognodi rinegoziare gli accordi di cooperazione nel rispetto del diritto internazionale relativo ai diritti umani e rendere pubblici gli accordi e continua "Finora c'è una gestione anomala: si fanno gli accordi ma non si rendono pubblici come è doveroso in un Paese democratico. L'Italia sta rinegoziando gli accordi con la Libia, noi abbiamo il diritto di conoscere le misure che verranno adottate per poter dare anche un contributo"