Siria e Turchia, cosa accadrà?

11/10/2012 di Redazione
Siria e Turchia, cosa accadrà?

Necdet Ozel, il capo di stato maggiore dell'esercito turco ha minacciato di rispondere con più violenza se non smetteranno i colpi di mortaio verso il proprio territorio da parte dell'esercito siriano. Ozel è in missione per ispezionare la frontiera con la Siria ed è di passaggio anche ad  Akcakale, la cittadina colpita la scorsa settimana da un pezzo di artiglieria siriano che ha causato cinque vittime. Negli ultimi giorni alcuni proiettili di mortaio sono caduti in territorio turco senza fare vittime. L'artiglieria di Ankara, dal canto suo, ha risposto sparando verso obiettivi siriani.
Anche il premier turco Recep Tayyip Erdogan dichiara "Il nostro Paese non ha intenzione di interferire" negli affari interni della Siria e "quanto accade non è frutto dell'interferenza dalla Turchia". Erdogan ha illustrato la situazione lungo il confine con la Siria e ha chiesto la solidarietà di tutti i paesi islamici per risolvere la crisi. "Non si dovrebbe mai arrivare a situazioni come questa.  Dobbiamo tutti avere una posizione e un orientamento comuni".
Ricordiamo che gli scontri sono iniziati la scorsa settimana, quando la Turchia ha bombardato la Siria, in risposta all'attacco siriano. La rappresaglia di Ankara era scattata dopo la morte di cinque civili, tra cui una madre e le sue tre bambine. Altri colpi erano stati sparati poi nella notte dalle postazioni turche. Le forze del regime siriano continuano a lanciare offensive per riconquistare Homs e varie località della provincia. Il quotidiano Al Watan scrive che l'esercito "avanza su tutte le direttrici in città e in provincia". Mentre l'agenzia Sana riferisce di un gran numero di "terroristi", il termine abitualmente usato dai media governativi per i ribelli,  in scontri nelle aree di Hula e di Rastan, sempre nella provincia di  Homs. Intanto gli Stati Uniti hanno schierato circa 150 militari in Giordania per fornire un contributo all'accoglienza dei rifugiati siriani ed essere pronti ad agire nel caso in cui il regime di Damasco dovesse perdere il controllo delle sue armi chimiche. Questa "task force" è stata accolta in un centro di addestramento dell'esercito giordano situato a nord della capitale Amman, a una cinquantina di chilometri dalla frontiera siriana. Secondo il capo della diplomazia giordana, Nasser Jawdeh, la Giordania ha accolto fino ad oggi oltre 200mila rifugiati provenienti dalla Siria.