Rapporto sulla sanità, nel Lazio un quadro con molte ombre

29/11/2012 di Redazione
Rapporto sulla sanità, nel Lazio un quadro con molte ombre

Sono molte le criticità emerse dall'indagine dell'Age.Na.S (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali): innanzitutto ancora una volta si conferma il divario fra Nord e Sud (anche) sotto il profilo dell'assistenza sanitaria. Percentuali di parti cesarei variabili tra il 3% e il 91%, mortalità per bypass aorto-coronarici che arrivano al 16% contro una media nazionale del 2,4%, mortalità per fratture del collo del femore che passano da un minimo di 1,35% al 21,8%. Altrettanto avviene per la durata dei ricoveri: una colecistectomia per via laparoscopica mediamente ha una degenza di 4 giorni, il minimo sono 2 ma può arrivare a 8 se si è nel Lazio, e così via.  A proposito del Lazio, i dati devono far riflettere: a Tivoli la mortalità a 30 giorni per infarto cardiaco supera il 24%, mentre la media italiana è del 10%. A Viterbo la mortalità per un intervento per tumore allo stomaco è 4 volte la media italiana, quasi il 20% (il che significa che un paziente su 5 muore entro un mese dall'operazione). Una clinica privata romana effettua oltre il 90% di parti cesarei primari, e in un importante ospedale della capitale i decessi a 30 giorni per un intervento per tumore del colon sono oltre il triplo che nel resto d'Italia.  La regione spende molto per una sanità con troppi buchi, strutture fatiscenti e tempi di attesa inaccettabili. L'obiettivo deve quindi essere una riorganizzazione della rete ospedaliera preservando le specificità del nostro servizio sanitario nazionale, «utilizzando al meglio le risorse dei cittadini», come recentemente sottolineato dal presidente Napolitano. I dati dell'Agenas possono rappresentare un punto di partenza per riflettere su dove e come agire, con interventi mirati, avendo ben chiara una strategia complessiva di riorganizzazione della sanità regionale.