Rifiuti all’estero? NO grazie

22/11/2012 di Redazione
Rifiuti all’estero? NO grazie

Fa discutere la decisione del sindaco Alemanno di far viaggiare mille tonnellate al giorno di immondizia della Capitale all'estero. Zero Waste Lazio, Diamocidafare, il coordinamento rifiuti zero, Legambiente e i comitati del 4 municipio, dove non è partita la raccolta differenziata porta a porta non hanno dubbi. I senatori del Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante annunciano una interrogazione urgente al ministro dell'Ambiente Corrado Clini per chiedere di fermare "questo progetto insensato".  La scelta di risolvere l'inerzia, ventennale ormai, delle istituzioni laziali è assolutamente inaccettabile e sarebbe in piena continuità con le incapacità di tutti questi anni di affrontare riduzione e differenziazione dei rifiuti. Ai politi romani non piacciono le materie prime seconde e restano aggrappati al modello Ceroni. Anche i costi ambientali del trasporto sono insostenibili e da tempo si parla infatti di un aumento della Ta.ri., la tariffa sui rifiuti. Le spedizioni costano: Ama fa sapere che "la spesa complessiva massima presunta è di euro 100.800.000, omnicomprensiva, ma al netto dell'Iva se dovuta, graverà sul budget aziendale come segue: anno 2013, euro 63 milioni, 31.5 per la gara e 31.5 milioni per la procedura negoziata; anno 2014, euro 37 milioni e 800 mila". Cifre di partenza che dovrebbero abbassarsi per effetto della gara d'appalto, da aggiudicare al migliore offerente. Ma sui costi Alemanno getta acqua sul fuoco: "Sono sparati a caso. Portando i rifiuti all'estero l'aumento che si può verificare è del 10-20 per cento rispetto all'attuale". In tutto ciò ancora manca un progetto per la raccolta differenziata. Anzi, il Comune lascia scadere il termine entro cui avrebbe dovuto presentare il piano alla Regione per poter ottenere i fondi. Del resto l'Italia nel suo insieme è ben lontana da una gestione virtuosa del ciclo dei rifiuti, e infatti la Commissione europea ci mette al 20° posto della classifica, su 27 paesi. Anche l'Eurispes ci bacchetta: "Occorre cambiare filosofia e seguire il solco dell'Europa più avanzata, dove il ricorso alle discariche è stato abbandonato da tempo a favore del riciclo", è quanto è emerso durante il Convegno "Plastica e riciclo dei materiali: un'altra via è possibile". Ma, dati alla mano, è difficile che nel nostro paese la raccolta differenziata possa crescere, almeno nel medio periodo. ''Un atteggiamento miope - spiega ancora l'Eurispes - che potrebbe provocare la perdita degli ingenti finanziamenti che verranno erogati da Bruxelles, tra il 2014 e il 2020, solo a quegli stati membri che privilegiano il riutilizzo e il riciclaggio rispetto all'incenerimento o alla discarica''. E, a proposito di discariche, si registra la proposta avanzata dai minisindaci dei municipi XV e XVI, Gianni Paris e Fabio Bellini, di utilizzare  le cinque discariche già esistenti sul territorio della Provincia - Guidonia, Civitavecchia, Bracciano, Albano e Colleferro -, almeno fino alla scelta del sito definitivo, evitando l'attivazione di Monti dell'Ortaccio come discarica provvisoria (per 18 mesi) di Roma. "Il progetto per istituire Monti dell'Ortaccio parla di 80 milioni di euro - spiega Bellini -, come si fa a pensare che in  vista di un investimento così ingente, Cerroni se ne vada dopo soli 18 mesi? Ci vorrebbero almeno tre anni per il rientro dei costi, se non di più. Questa discarica diventerebbe definitiva". Ma l'idea di far accogliere i rifiuti (solo quelli trattati) della Capitale nelle discariche della Provincia, non piace però nei territori che dovrebbero accoglierli. Daniele Castri del coordinamento No inceneritore di Albano, parla di "una scelta incomprensibile e figlia di comitati politicizzati e vicini al Partito democratico". "Queste persone non conoscono il territorio e la situazione della discarica di Albano, altrimenti non avrebbero potuto fare una proposta del genere - dice Castri - questo invaso è attivo dal 1979 ed accoglie i rifiuti dei castelli romani con un impatto ambientale di rilievo. Senza dimenticare che esistono quindici esposti alla procura della Repubblica per irregolarità sui lavori svolti nell'ultimo allargamento di un anno e mezzo fa". Una situazione allarmante che vede le prime case a distanza di soli178 metridal sito.