Siria: le spose bambine

29/11/2012 di Redazione
Siria: le spose bambine

Nuove agghiaccianti notizie giungono dalla Siria. La guerra è la prima, al gran numero di profughi, alla povertà e al gran numero di bambini, vittime innocenti, si aggiunge ora anche quella della vendita di spose bambine. Possono bastare anche solo 1.000 euro per aggiudicarsi una delle cosiddette «mogli a basso prezzo». I ricchi sauditi  hanno scoperto come sia facile accaparrarsi ragazzine di 15 o 16 anni strappandole dalla disperazione dei campi profughi lungo il confine, con le famiglie disposte  a tutto pur di migliorare, anche soltanto di poco, le loro disastrose situazioni economiche. Attivisti per i diritti umani dicono che i tassisti di Amman aspettano gli sbarchi all'aeroporto per accompagnare i miliardari a caccia delle giovani mogli. "Le donne siriane piacciono molto nel mondo arabo", spiegano gli attivisti, "sono chiare di pelle in una parte del globo dove il sole abbronza e fa invecchiare troppo in fretta, alte e con gli occhi grandi". Le Nazioni unite hanno denunciato che il mercato delle spose siriane si sta intensificando anche sulla rete.  Le famiglie sono disposte a liberarsene per cifre che oscillano tra i 1.000 e 2.000 euro.
Il Washington Post, in un recente reportage dal campo profughi di Zaatari, ha raccontato che, in molti casi, sarebbero proprio le organizzazioni umanitarie localia favorire il commercio. "Questo non è sfruttamento, è generosità", ha dichiarato Ziyad Hamad, rappresentante dell'associazione caritativa Kitab al-Sunna. Sembra che alle famiglie che oppongono resistenza alla prospettiva di cedere le figlie, vengano offerti sino a 4.500 euro, una fortuna per chi non ha soldi nemmeno per mangiare. Intanto a Damasco, continuano i violenti scontri tra ribelli e forze governative. La scorsa notte nei quartieri merdionali di Damasco, l'artiglieria dell'esercito di Bashar el-Assad ha bombardato a più riprese, riferisce l'Ong Osservatorio siriano dei diritti umani. Mentre infuriavano i combattimenti, razzi sono caduti sulle zone di Qadam e Tadamoun, quartieri popolari di Damasco, da dove i ribelli hanno sferrato i loro attacchi per cercare di conquistare il cuore della capitale. Secondo la Ong, la battaglia prosegue anche ad Aleppo, seconda città del Paese, mentre l'artiglieria governativa ha continuato a martellare le province di Deraa (sud), Idleb (nordovest) e Deir Ezzor (est). Secondo questa fonte, ieri in Siria sono morte circa 100 persone nei combattimenti e sotto le bombe.