Mezzogiorno: troppi minori in disagio

13/12/2012 di Redazione
Mezzogiorno: troppi minori in disagio

Il Premio Nino e i Piani locali di lotta alle povertà che FOCUS-Casa dei Diritti Sociali sviluppa assieme alla rete della Federazione sul territorio del centro-sud da diversi anni, nasce dall'esigenza di rispondere alle difficoltà che il territorio e le fasce deboli della popolazione subiscono. Attraverso le attività di operatori e volontari e della rete della nostra federazione cerchiamo di arricchire il percorso formativo di bambini e adolescenti che troppo spesso vivono in una situazione di disagio, soprattutto al Sud. E proprio in questi giorni Save the children e Fondazione con il Sud hanno presentato il rapporto "Fare comunità educante: la sfida da vincere di crescere al Sud", realizzato in collaborazione con la rete di associazioni e attive nel Mezzogiorno. Dal rapporto emerge che nel sud Italia sono 417.000 i minori in povertà, 720.000 in tutto il territorio nazionale. Per loro, spesa sociale e asili nido sono ai livelli minimi nazionali e la dispersione scolastica supera il 20%. In un anno, tra 2010 e 2011, le famiglie con minori povere sono aumentate del 2%. E proprio qui la spesa sociale comunale che li dovrebbe sostenere è la più bassa d'Italia, 61 euro in media nelle principali regioni meridionali  che scendono a 25 in Calabria, rispetto ai 282 dell'Emilia-Romagna o ai 262 del Veneto. Povertà e disagio colpiscono in particolare chi è più vulnerabile, come le mamme con meno di 20 anni, le "madri bambine", che sono soprattutto al sud (3,38% a Napoli rispetto allo 0,97% di Milano), dove il matrimonio precoce può essere visto come l'unica possibilità di emancipazione dal proprio nucleo familiare d'origine. Se la povertà pesa così tanto su bambini e adolescenti del Sud, il percorso di crescita e quello educativo spesso non riescono a fare la differenza in positivo. Fra le emergenze, quella dei piccoli da 0 a 2 anni , in regioni come Sicilia, Calabria, Campania e Puglia sono in media solo 5 su 100 quelli presi in carico negli asili nido pubblici o nei servizi integrati, rispetto ai 27 di Valle d'Aosta e Umbria o ai 29 dell'Emilia-Romagna. Il tempo pieno in alcune regioni del Mezzogiorno è davvero una chimera: supera di poco il 7% in Sicilia e Campania, mentre la media nazionale è del 29%. L'abbandono scolastico precoce nelle stesse regioni riguarda almeno un adolescente su 5, un problema che riguarda anche la Sardegna. Ma fuori dalla scuola i ragazzi rischiano spesso di cadere nella rete della criminalità organizzata. Sono 681.942 i ragazzini residenti nei comuni sciolti per mafia al Sud, o quelli delle aree contaminate da impianti siderurgici, chimici, petrolchimici, attività portuali, discariche urbane e industriali fuori controllo che soffocano quasi un milione di bambini e adolescenti, più di 840.000 solo in Campania e Puglia. Aree disagiate che finiscono per influire e compromettere il futuro di tanti ragazzini. 
"I bambini e le bambine che nascono e crescono al Sud sono sempre più ai margini, quasi invisibili ed esposti da subito al disagio è indispensabile una inversione di rotta. Per questo abbiamo unito le nostre forze dando vita a Crescere al Sud, per ribaltare l'approccio in materia di Welfare," spiega Claudio Tesauro, presidente di Save the Children Italia. "I servizi per l'infanzia e l'adolescenza sono uno strumento imprescindibile soprattutto in tempi di crisi. La spesa pubblica, soprattutto quella destinata ai minori, non è un costo ma piuttosto un investimento fondamentale che 'paga' sia in termini di tutela di diritti che in un'ottica di razionalizzazione  e risparmio per il futuro".
  Tra le proposte mirate, secondo Save the children, "è fondamentale prevedere un impiego specifico e definito in favore dell'infanzia e dei minori dei nuovi fondi europei da negoziare per il periodo 2014-2020, così come puntare ad ottenere una golden rule che scorpori la spesa per infanzia e famiglie con minori dal patto di stabilità". Tra gli strumenti innovativi, "proponiamo che l'asilo nido rientri a pieno titolo nel sistema educativo come diritto quindi soggettivo per tutti, e che si configuri come il fulcro di servizi integrati per l'infanzia e le famiglie"