Arsenico, il Codacons denuncia: “Soldi per studi mai fatti”

24/01/2013 di Redazione
Arsenico, il Codacons denuncia: “Soldi per studi mai fatti”

Duro attacco del Codacons sul fronte dell'emergenza arsenico nella Tuscia, e sul giallo dei 25 milioni di euro messi in bilancio (ma solo sulla carta) per risolvere il problema e poi spariti. Il presidente Carlo Rienzi annuncia: «Non solo ci costituiremo parte civile nell'inchiesta viterbese, ma scartabellando nei vari documenti - dice - abbiamo scoperto che, con una nota del 3 ottobre 2008, la Regione addirittura autorizzò l'Ato ad aumentare le tariffe dell'acqua in ragione di un minimo di 0,05 euro a un massimo di 0,15 euro per metro cubo, dal momento che avrebbero dovuto dare avvio a tutta una serie di studi e ricerche sull'arsenico». Per l'associazione dei consumatori «non solo quegli studi sulla salute pubblica non vennero mai fatti, ma la Regione da allora giustificò con essi l'aumento delle tariffe e corse a chiedere ulteriori deroghe». Parla anche in un incontro pubblico a Grotte di Castro il vicepresidente della Provincia e assessore all'Ambiente Paolo Equitani. «Sugli effettivi rischi dell'arsenico nell'acqua sulla nostra salute - afferma - ho una mia idea personale. Fatta dopo diverse ricerche, dopo avere studiato per mio conto l'argomento. Se metto a bollire per esempio1 kgdi pasta in1 litrod'acqua con 20 microgrammi di arsenico, la quantità reale che ne sarà assorbita dall'alimento cotto e poi ingerito sarà veramente minima per costituire un reale pericolo nel tempo in una persona di media corporatura. Ma come amministratore ho il dovere di fare rispettare la legge». Equitani ricorda ancora che: «L'accordo del 2007 per lo stanziamento dei 25 milioni di euro fu sottoscritto dall'allora assessore Zaratti con il presidente della Provincia dell'epoca Alessandro Mazzoli. Tutto si fermò». Insomma, passa il tempo finché nel 2010 Renata Polverini diviene commissario straordinario per l'emergenza arsenico nel Lazio. A quel punto la Regione ha tutti i poteri per intervenire. E i soldi, almeno sulla carta. Ma nulla si muove. Solo a fine 2012 arrivano i primi bandi per i dearsenificatori. Il nuovo commissario, ora un tecnico, ammette: «Quei fondi in cassa non ci sono». La Procura indaga.