Ministero della salute e Regione litigano ma l’arsenico è ancora nell’acqua

10/01/2013 di Redazione
Ministero della salute e Regione litigano ma l’arsenico è ancora nell’acqua

 È scontro fra il ministro della salute Balduzzi e Renata Polverini per la gestione dell'emergenza arsenico nel Lazio. Balduzzi ha sottolineato che «negli ultimi sei mesi ha più volte inviato la Regione ad occuparsi della vicenda in vista della scadenza dei provvedimenti di deroga, con note scritte che non hanno avuto una risposta pienamente rassicurante sulle iniziative intraprese». Ma la governatrice uscente replica con una nota ufficiale: «Si tratta di una situazione di emergenza venutasi a creare a causa del mancato intervento nei cinque anni precedenti a questa amministrazione in cui la problematica non è stata affrontata, se non attraverso il ricorso a deroghe che hanno di fatto eluso e rinviato, in modo irresponsabile, la soluzione del problema». La Regione ha ricordato anche di aver predisposto un piano per risolvere l'emergenza arsenico. «Per quanto riguarda la provincia di Viterbo - prosegue la nota - il territorio maggiormente interessato, la Regione ha assicurato 12 milioni di euro al fine di realizzare 33 potabilizzatori in 16 comuni. I lavori sono in corso di esecuzione e sono stati già ultimati per il 40%, pari a 14 potabilizzatori, mentre i restanti 19 potabilizzatori entreranno in funzione entro il 30 aprile 2013».  Intanto è scattata la mega-multa dell'Ue, che secondo i Verdi costerà 300.000 euro al giorno fino a che l'emergenza non sarà risolta. Fondi che l'Ue sottrarrà a quelli destinati all'Italia. E la politica non sta a guardare: la Destra prosegue la raccolta firme per il dimezzamento della bolletta dell'acqua. La stessa Provincia ha proposto una riduzione, accolta con favore dal Comitato acqua potabile. Nei giorni scorsi Casapound ha allestito un gazebo, mentre a sinistra il gruppo Combat per protesta ha impacchettato le fontane viterbesi. Infine, il Codacons prosegue con l'azione collettiva per risarcire i cittadini e ridurre la bolletta, aggiungendo un megaricorso al Tar per «ottenere la condanna» delle autorità responsabili della situazione. Il problema arsenico c'è anche a Latina, dove è scoppiato un casus belli fra l'Asl e Acqualatina, che aveva dato per risolta la questione. Invece le analisi della Asl hanno evidenziato il superamento del limite previsto dalla legge a Borgo Santa Maria (prelievo del 3 gennaio). Ad Aprilia lo sforamento si è verificato in tre diversi prelievi effettuati il 28 dicembre. «Nessuno credeva che il problema fosse risolto - commentano i Verdi Ecologisti Pontini - Il caso arsenico è scoppiato in provincia di Latina oltre due anni fa per i comitati e per un cittadino che ne denunciava le mancate analisi della Asl». Gli ambientalisti pongono domande precise: «È stata sospesa l'erogazione a bambini e anziani? Le aziende del settore alimentare sono state informate? Hanno provveduto secondo legge a trattare l'acqua, oppure hanno immesso sul mercato prodotti alimentari non conformi?»