Stop all'aeroporto di Viterbo: il governo dice no al progetto del terzo scalo di Roma

31/01/2013 di Redazione
Stop all'aeroporto di Viterbo: il governo dice no al progetto del terzo scalo di Roma

Sembra tramontare definitivamente il progetto di un aeroporto a Viterbo, che era stato invece ipotizzato nel 2007 dal Ministero dei Trasporti e che avrebbe portato nell'Alto Lazio investimenti per oltre 300 milioni di euro. Ora l'unica ipotesi è che i fondi possano venire dalla Regione Lazio: ma in tempi di bilanci magri trovare 300 milioni per uno scalo definito non strategico dai piani nazionali del governo appare difficile. A sancire lo stop all'ipotesi del terzo scalo laziale è stato l'Atto di indirizzo del Piano per lo Sviluppo Aeroportuale: tra i trentuno aeroporti di interesse nazionale, citati nel documento emanato dal Ministro delle infrastrutture e trasporti Corrado Passera, è assente infatti lo scalo della Tuscia. Si punta sui grandi hub, come Malpensa, Fiumicino e Venezia, che saranno oggetto di interventi infrastrutturali, mentre gli scali minori potranno essere trasferiti alle Regioni competenti, che ne valuteranno la diversa destinazione d'uso o anche la possibilità di chiusura. L'Atto del ministero ha voluto riordinare una materia complessa, quella del fiorire dei piccoli scali, che negli ultimi anni sono stati messi in ginocchio dalla crisi e ormai destinati alla chiusura. Per l'esattezza, sono 112 gli aeroporti operativi in Italia, di cui 90 aperti al solo traffico civile (43 aperti a voli commerciali,47 avoli civili non di linea), 11 quelli militari aperti al traffico civile (3 scali aperti a voli commerciali,8 avoli civili non di linea), 11 esclusivamente a uso militare. Ora i fondi destinati all'aeroporto della Tuscia potranno essere utilizzati per potenziare il Leonardo Da Vinci di Fiumicino, su cui il governo sembra puntare molto per il futuro assetto aeroportuale italiano, vista anche la recente approvazione del piano di sviluppo Adr-Enac, da 12 miliardi di euro, che porterà al raddoppio dello scalo capitolino. L'ipotesi Viterbo aveva acceso forti polemiche conla vicina Capitale. Lostesso sindaco di Roma Gianni Alemanno, si era detto scettico sul portare il traffico aereo a90 chilometrida Roma, unendosi al coro dei contrari che paventavano la possibilità di creare un'inutile «cattedrale nel deserto», collegata con treni e rete viaria inadeguati a garantire trasporti degni ai passeggeri in partenza e arrivo. Lo scalo della Tuscia avrebbe poi dovuto accogliere tutto il low cost di Ciampino, la cui eventuale chiusura sarebbe stata festeggiata dai comitati anti-rumore, ma fortemente osteggiata da Ryanair, principale compagnia operante al Pastine.