Arsenico nell’acqua: per il giudice il canone va rimborsato

07/02/2013 di Redazione
Arsenico nell’acqua: per il giudice il canone va rimborsato

Se dai rubinetti esce acqua all'arsenico il canone va pagato a metà: l'ha stabilito il Giudice di pace di Civita Castellana, Fabio Ruffo, in seguito al ricorso presentato da un utente, che si è affidato a uno studio legale per chiedere alla Talete (l'azienda che ha in gestione il servizio idrico della provincia) la restituzione delle somme pagate, in quanto l'acqua non era potabile. Non è stata invece presa in considerazione la restituzione del canone di depurazione, poiché la legge stabilisce che l'ente gestore (Talete, anche in questo caso) ha cinque anni di tempo a partire dal 2009 per restituire le somme percepite. Insomma, tutto è rinviato al 2014. Positivo il commento del Comitato Acqua Potabile: «È stato confermato il diritto all'acqua potabile, a coronamento della grande iniziativa che cittadini singoli e associazioni hanno preteso con forza e determinazione». Talete tuttavia frena: «Prendiamo atto della sentenza, e stiamo valutando di fare appello - dice il presidente Marco Fedele - poiché occorre evidenziare che contrasta con una precedente sentenza del Giudice di Pace di Ronciglione e con un'altra del Tar Lazio. La sentenza di Civita ha solo stabilito un indennizzo forfettario di cinquanta euro per il periodo contestato». Intanto in provincia di Latina l'acqua è tornata potabile grazie al nuovo impianto di dearsenizzazione più grande d'Italia, inaugurato ad Aprilia alla presenza dei vertici dell'Ato4, del gestore idrico Acqualatina e del privato che ha fornito la tecnologia per un costo di circa 3 milioni di euro. Tutti a carico dei contribuenti. Ma la vicenda pontina non può far dimenticare i disagi subiti dai cittadini del Lazio che hanno avuto l'acqua potabile non perché lo fosse realmente, ma perché una deroga consentiva agli organi competenti di chiudere un occhio ed erogare acqua con livelli di arsenico oltre i 10microgrammi per litro, una quota da non superare secondo le organizzazioni sanitarie. Resta viva la rabbia dei cittadini e la rivalsa contro gli avvelenatori promessa della associazioni di categoria. Il Codacons è tra queste: l'associazione prospetta 1500 euro di risarcimento a famiglia e la riduzione delle bollette. L'allarme di cittadini e associazioni non è infondato: ricorda l'Isde (Associazione italiana medici per l'ambiente) di Viterbo che studi recenti hanno confermato l'alta incidenza nella zona di patologie associate ad esposizione ad arsenico (tumori del polmone e della vescica, ipertensione, patologie ischemiche, patologie respiratorie, diabete) nel periodo 2005-2010. L'arsenico è da decenni considerato un cancerogeno di 'classe 1' dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Eppure - ammonisce l'Isde -  è presente nelle acque potabili in Italia da oltre dieci anni, è «fuori controllo, arrivando a superare in alcune zone di ben 5 volte il limite previsto dall'Europa dei 10 microgrammi/litro. Un rischio elevato per la salute, e il nostro Paese non è ancora riuscito a bonificare le reti idriche in molte zone della penisola».