Il Tar dà torto a Clini: stop al trasferimento dei rifiuti di Roma

14/02/2013 di Redazione
Il Tar dà torto a Clini: stop al trasferimento dei rifiuti di Roma

Il Tar del Lazio ha sospeso il decreto del ministro dell'Ambiente Clini per la gestione dei rifiuti a Roma. Accogliendo la richiesta presentata da Comune di Albano, Provincia di Frosinone e Saf (società che gestisce il Tmb di Colfelice), la sezione IIbis del tribunale, presieduta dal giudice Eduardo Pugliese, ha emesso un'ordinanza di sospensiva del decreto emanato dal ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, che impone il trattamento di una parte dei rifiuti della capitale negli impianti delle altre province del Lazio. Il Tar ha fissato al 6 giugno 2013 la decisione sul merito dei ricorsi.  I quattro impianti che secondo il piano dovevano ricevere i rifiuti di Roma, evitando così l'emergenza nella capitale, sono quelli di Albano Laziale (Roma), Viterbo, Colfelice e Castelforte (Latina).  Appena due giorni fa Clini aveva parlato di rischio emergenza se il Tar avesse accolto il ricorso, sottolineando come il sistema degli impianti di trattamento meccanico biologico (Tmb) e i termovalorizzatori laziali sia largamente sottoutilizzato, stando ai rilievi del Noe. Infatti, secondo i dati 2012, il totale dei rifiuti ricevuti negli 11 impianti regionali è stato pari a 1.512.650 tonnellate, a fronte di una capacità totale di 2.278.353 tonnellate. La differenza è pari a 765.602 tonnellate, per un totale di circa 2.100 tonnellate al giorno non utilizzate. E per quanto riguarda l'efficienza dei Tmb rilevata dal Noe, i dati mettono in evidenza un basso livello di produzione di Combustibile derivato dai rifiuti (Cdr) e un eccesso di produzione di scarti. Questo significa che i Tmb (tranne Saf a Colfelice e Rida ad Aprilia) invece che essere funzionali al recupero e alla valorizzazione dei rifiuti accrescono le quantità da conferire in discarica. Il ministro dell'Ambiente, insiste col commissario Sottile,  a non trarre le coseguenze e ad adottare la strategia rifiuti zero e, sulla base dei dati, ha disposto che gli impianti raggiungano entro 30 giorni gli standard di riferimento: produzione di Cdr almeno al 40%, produzione di frazione organica stabilizzata almeno al 30%, metalli almeno al 3% e scarti inferiori al 25%. Nel solo impianto di Giovi di Malagrotta 2 gli scarti invece sono pari all'84,52%. "La piena utilizzazione degli impianti esistenti - aggiunge Clini - potrebbe chiudere il cerchio e così la necessità di un'altra discarica dovrebbe essere rivista". Ma chi ci guadagna? " Ci guadagna da una parte chi tratta i rifiuti, perché applica una tariffa, e dall'altra chi li riceve in discarica. Se poi si tratta della stessa persona, allora ci guadagna un bel po'", conclude Clini.