Infibulazione: un business redditizio

14/02/2013 di Redazione
Infibulazione: un business redditizio

Nel mondo sono 140 milioni le donne vittime di mutilazioni genitali, e più di tre milioni le bambine a rischio. L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha vietato questa pratica ma purtroppo è difficilissima da estirpare perché insita nelle tradizioni di molti paesi. Il 6 febbraio è stata proclamata la Giornata internazionale della tolleranza zero contro le mutilazioni genitali, e l'Organizzazione mondiale della sanità si è posta l'obiettivo di cancellare questo costume entro una generazione, agendo in particolar modo sugli operatori sanitari perché si impegnino a non praticare gli interventi. A rischio la vita e la salute riproduttiva. Le conseguenze sulle donne sono devastanti, quando non costano la vita alle bambine.   La stampa italiana quando ne scrive prescinde dai contesti locali dove non esistono servizi sanitari e gli operatori della salute  sono esclusivamente tradizionali, non fa inchiesta su come si diffonda nelle nostre città la diffusione di questa tortura e non si interroga sulla mobilità sociale bloccata di tante mamme che vivono in Italia con l'assistenza di "connazionali tradizionalisti". E così si parla dei paesi di origine dove le ragazzine "operate" dalle mammane dei villaggi (prive di alcuna cognizione igienica e anatomica) con lamette, pezzi di vetro, lattine, e ricucite con spine di acacia e stecche di legno di palma; le ferite sono "disinfettate" con erbe, cenere e fango, di anestesia neanche a parlarne. L'operazione, che viene compiuta tra gli 8 giorni di vita e i 12 anni (il momento dell'escissione dipende più dai mezzi economici della famiglia che dall'età della ragazza), comporta l'amputazione del clitoride, il taglio delle piccole e grandi labbra e nei casi estremi l'infibulazione. Mestruazioni, rapporti sessuali, parto sono fonte di sofferenze indicibili per le donne, che spesso subiscono danni permanenti all'apparato genitale e a quello urinario, oltre a un danno psicologico incalcolabile.  Tra i 29 paesi in cui questa terribile pratica avviene, solo Egitto, Sudafrica, Zimbawe, Benin, Burkina Faso, Togo l'hanno messa al bando. Purtroppo però continua ad essere praticata clandestinamente e colpisce anche le bambine migrate in occidente che ritornano poi nei loro paesi d'origine. Le stesse madri hanno subito quell'atrocità ma non possono ribellarsi perché nessuno sposerebbe una ragazza che non è stata operata. La mutilazione genitale femminile è legata anche a motivazioni religiose e controverso è il ruolo degli escissori. Questi ultimi infatti, hanno la volontà di non far finire questa tradizione anche perché è un business molto redditizio. Il "contagio" occidentale sensibilizza le ragazze. Ma il contagio culturale dell'Occidente fa sì che le ragazze che vanno a scuola da noi e sono inserite nella nostra società avvertano questa condizione, che non è solo anatomica, come una limitazione e un'incognita sul loro futuro di donne e madri, e con l'aiuto dei medici decidano di de-infibularsi.