Cittadini - Istituzioni, ridisegnamo l'Oltrecittà Roma

21/03/2013 di Redazione
Cittadini - Istituzioni, ridisegnamo l'Oltrecittà Roma

Quarto incontro organizzato dalla Confederazione delle Comunità Metropolitane Romane (Co. Co. Me. Ro) tema  "Ridisegnare l'Oltrecittà Roma (l'area metropolitana) a partire dalle Comunità e dal Comune". Appuntamento il 23 marzo alle ore 9.30 a Circo Massimo, spina centrale, con possibile pic-nic finale.   I livelli di governo locale sono troppi, troppo distanti dai cittadini, spesso sovrapposti e conflittuali, raramente integrati e cooperanti. Roma è un sistema metropolitano, che ha bisogno di un governo unitario, così come di ridare autonomia e peso politico alle sue tante comunità, cancellando la sudditanza delle periferie dal centro, dell'area metropolitana da Roma Capitale. È inutile l'attuale Comune di Roma, troppo esteso per una città, troppo ridotto per una metropoli, che di fatto esclude dal diritto alla cittadinanza le centinaia di migliaia di persone espulse dai confini comunali dalla speculazione edilizia. È inutile, tautologico e retorico chiamare Roma Capitale. È inutile la suddivisione in Municipi, più grandi della maggior parte dei capoluoghi italiani e senza neanche l'autonomia di un piccolo comune. L'Oltrecittà Roma abbisogna di una autonomia di governo di scala regionale e di tipo federale, una prospettiva che abbiamo chiamato Co.Co.Me.Ro., Confederazione delle Comunità Metropolitane di Roma. Si è iniziata una riforma delle provincie e dei municipi, lo si sta facendo con il solo obiettivo di ridurre la spesa pubblica prefigurando accorpamenti improbabili ed evitando di integrare questa azione con un progetto generale di efficace e democratica amministrazione del territorio. L'attuale ridondante, spesso corrotta, ed inefficace burocrazia amministrativa serve solo a moltiplicare le poltrone e ad impedire ogni reale forma di governo del territorio, governo che viene ormai agito solo ricorrendo allo stato di emergenza e al conseguente commissariamento dei poteri locali, in perenne deroga alle leggi democratiche e alla trasparenza amministrativa e con immensi costi aggiuntivi per il bilancio pubblico. Serve una rivoluzione amministrativa che rifondi il rapporto tra abitanti e territorio, che coniughi, alle diverse scale, forme di democrazia rappresentativa, partecipata e diretta. Per avviare un processo di ridefinizione istituzionale dei livelli, delle competenze e dei ambiti di amministrazione locale del territorio, c'è da articolare e rendere efficace, democratica e strategica la gestione dei Beni Pubblici e Comuni. I diversi livelli di amministrazione locale devono essere individuati a partire da queste risorse da gestire in comune. E proprio l'azione di amministrare il "Comune" che li rende necessari e sufficienti, disegnandone anche la "capacità" e quindi l'estensione e il riconoscersi degli abitanti. Ripartire da quelle risorse quei beni e quei servizi da riconoscere come "comuni", irrinunciabili ed indivisibili, e da restituire al pubblico godimento, per sottrarli sia all'abbandono che ne ha determinato l'amministrazione pubblica, che alla speculazione privata. È attraverso la gestione di questo patrimonio che vanno ridisegnate le gerarchie di amministrazione locale, che va rifondata la relazione tra abitanti e territorio, tra cittadini e istituzioni.
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