Commercio in crisi nella capitale, chiudono 12 negozi al giorno

21/03/2013 di Redazione
Commercio in crisi nella capitale, chiudono 12 negozi al giorno

 Bilancio drammatico per il commercio nei primi due mesi del 2013: ogni giorno a Roma hanno chiuso in media dodici fra piccoli negozi, bar o ristoranti, ma solamente quattro nuovi esercizi hanno aperto. E fra questi la metà sono sale per i giochi online, piccoli casinò telematici. Stando ai dati delle associazioni di categoria e della Camera di commercio il calo dei consumi non si ferma, colpisce tutti i settori del commercio e in particolare la ristorazione, che aveva finora tenuto meglio di altri comparti. Gli operatori del settore parlano di un «tracollo degli affari» da gennaio anche in quartieri storici della movida, come San Lorenzo o Trastevere. L'effetto combinato della crisi economica, il rincaro dei servizi (dalle autostrade alla bollette, dalle tariffe aeroportuali alle spese sanitarie, dalle assicurazioni auto addirittura ai costi nelle scuole pubbliche) sta riducendo ulteriormente il potere di acquisto delle famiglie e il reddito disponibile per gli acquisti. Calano dunque i volumi anche nell'alimentare (fra il 2 e il 4% secondo le stime rispetto a un anno fa, con la propensione all'acquisto che si sposta sempre di più verso prodotti a basso costo), male l'abbigliamento (nonostante i saldi a gennaio). Drammatici poi a Roma i dati del mercato auto e moto nuove: il crollo delle domande di nuove immatricolazioni è stimato fra il 16 e il 19%. «Purtroppo la crisi che ha colpito il nostro settore non accenna a diminuire - commenta Giuseppe Roscioli, presidente di Confcommercio di Roma -, anche perché una situazione politica così incerta non aiuta a risolvere i problemi principali, ossia quello di dover ridare potere d'acquisto ai cittadini, in modo da far ripartire i consumi, e quello di facilitare un accesso al credito oramai quasi impossibile. Se a tutto ciò aggiungiamo poi una pressione fiscale oramai insostenibile è facile comprendere la drammaticità del momento». Un quadro allarmante, che preoccupa anche l'Agenzia delle entrate: «Con la crisi di liquidità, c'è il rischio di una sensibile flessione delle entrate fiscali legato proprio al calo dei consumi che non accenna a fermarsi» spiega un funzionario. Ed è quello che accade ormai da tempo nel settore carburanti: nonostante i recenti aumenti delle accise su benzina e gasolio, il gettito fiscale cala, perché calano i consumi petroliferi anche per effetto dei prezzi troppo alti. A Roma nel bimestre la domanda di carburanti è scesa di un altro 5% rispetto allo stesso periodo del 2012.