Emergenza Nord Africa: conversioni o rimpatri

14/03/2013 di Redazione
Emergenza Nord Africa: conversioni o rimpatri

Sono finite il 28 febbraio le misure di protezione umanitaria per i profughi arrivati dell'Emergenza Nord Africa in Italia tra il 1 gennaio 2011 e il 5 aprile 2011. Nei primi mesi del 2011, sulla scia delle primavere arabe, arrivarono a Lampedusa migliaia di persone, soprattutto cittadini tunisini. Il governo concesse loro dei permessi per protezione umanitaria inizialmente della durata di sei mesi, ma che di proroga in proroga sono scaduti lo scorso novembre. Molti di quelli che hanno beneficiato di quei permessi, hanno lasciato l'Italia e sono andati in altri Paesi europei. Chi è rimasto in Italia e ha trovato un lavoro ha convertito il permesso umanitario in un più duraturo permesso per lavoro. Ora, un decreto del presidente del Consiglio pubblicato il 12 marzo in Gazzetta Ufficiale spiega cosa ne sarà degli altri. Le possibilità sono due, si legge nel decreto: "I cittadini beneficiari delle misure di protezione umanitaria… possono presentare entro il 31 marzo 2013 domanda di rimpatrio assistito nel Paese di Provenienza o di Origine".  I programmi di rimpatrio assistito sono gestiti per conto del ministero dell'Interno da organizzazioni umanitarie come l'Oim, alle quali va presentatala domanda. Chinon sceglie il rimpatrio, entro il 31 marzo può "presentare domanda di conversione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari in permessi per lavoro, famiglia, studio o formazione professionale".  Naturalmente, devono esserci i presupposti per la conversione (ad esempio un contratto di lavoro), altrimenti la domanda verrà respinta. Per chi non presenterà entro i termini le domanda di rimpatrio assistito o di conversione del permesso, scatteranno i "provvedimenti di espulsione ed allontanamento dal territorio nazionale". Ci sono però delle eccezioni, come i minori, le famiglie che hanno bambini a scuola, le donne incinte, i malati o quanti possono dimostrare che ci sono "gravi ragioni di carattere umanitario che rendono impossibile o non ragionevole il rimpatrio".