Nuovo indicatore di prosperità: il Benessere Equo e Sostenibile

14/03/2013 di Redazione
Nuovo indicatore di prosperità: il Benessere Equo e Sostenibile

Presentato il BES, ovvero il Benessere Equo e Sostenibile. Di cosa si tratta? Nato da un'iniziativa del Cnel e dell'Istat è un indicatore che misura, oltre alla ricchezza, anche altri valori importanti per la felicità umana come salute, istruzione, ambiente, servizi sociali, lavoro, benessere economico, rapporti sociali e cultura. E' stato dimostrato, ormai da decenni, che il PIL e la sua crescita non sono sufficienti ad indicare lo stato di benessere di un paese, di un popolo, dell'intera popolazione della terra. Il BES è il risultato di dodici indicatori di benessere ognuno dei quali è la sintesi di molte voci: salute, istruzione e formazione, lavoro e conciliazione tempi di vita, benessere economico, relazioni sociali, politica e istituzioni, sicurezza, benessere soggettivo, paesaggio e patrimonio culturale, ambiente, ricerca e innovazione e qualità dei servizi. Tenendo conto dei valori calcolabili in Italia negli ultimi anni ad esempio è risultato che il BES del nostro Paese è aumentato tra il 2010 ed il 2011, segno che stiamo peggio. Tre anni fa avevamo un BES del 6.9%, l'anno successivo è salito all'11.1%, è quasi raddoppiato e ciò significa che circa 2 milioni e mezzo di persone in più rispetto a prima non vivono in maniera agiata. L'indice è molto complesso perché tiene conto di una serie di fattori enorme. Ad esempio un valore molto importante è la salute e valuta non solo l'età che si raggiunge (l'Italia è uno dei Paesi più longevi della Terra), ma anche la qualità di come si vive in quegli anni "extra" rispetto alle altre nazioni. Nella salute rientra anche il grado di obesità, di alcolismo tra i giovani, e così via. Secondo il presidente dell'Istat Giovannini, "per ciò che concerne la politica, le esperienze internazionali, quelle australiana e neozelandese, offrono importanti spunti per l'utilizzo del Bes". E fa un esempio che è anche una proposta: "Le relazioni tecniche di accompagnamento e le nuove leggi descrivano l'effetto atteso sulle diverse dimensioni del benessere e non solo sulle variabili finanziarie". Il rapporto Istat- Cnel ha fatto una fotografia sul crescente disagio degli italiani, alle prese con un peggioramento delle condizioni economiche e sociali: in estrema sintesi gli italiani sono sempre meno felici. Per quanto riguarda l'occupazione ad esempio, peggio di noi solo Ungheria e Grecia. Nel 2011 il tasso d'occupazione per la classe 20-64enni è sceso al 61,2%, dal 63% del 2008. Nell'Ue a 27 presentano un tasso ancora più basso dell'Italia solo l'Ungheria e la Grecia. Si è ridotto di cinque punti percentuali, dal 2007 al 2011, il potere d'acquisto delle famiglie italiane. Per i giovani emergenza lavoro. L'Italia è il paese europeo che, dopo la Spagna, presenta la più forte esclusione dal lavoro dei giovani e l'unico con bassissime opportunità di occupazione regolare. Solo poco più di tre giovani su dieci lavorano con un tasso di occupazione del 33,8% tra i 20-24enni. La quota dei Neet, ovvero dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni che nè studiano nè lavorano, tra il 2009 e il 2011 è balzata dal 19,5% al 22,7%. Quasi un giovane su 4 dunque non è impegnato in percorsi formativi e non ha un lavoro. Non manca la sfiducia nelle istituzioni, nei partiti, nel parlamento, nei consigli regionali, provinciali e comunali, nel sistema giudiziario. Una sentimento trasversale che attraversa tutti i segmenti della popolazione, tutte le zone del paese. Il dato peggiore sul fronte della fiducia dei cittadini verso le istituzioni riguarda, infatti, i partiti politici: la fiducia media verso i partiti politici, su una scala da0 a10, è pari a 2,3; seguono parlamento (3,6), amministrazioni locali (4) e la giustizia (4,4).
Per approfondire
http://www.misuredelbenessere.it/