Lettera al sindaco Alemanno contro le violazioni da parte del Comune di Roma nei confronti dei rom

07/03/2013 di Redazione
 Lettera al sindaco Alemanno contro le violazioni da parte del Comune di Roma nei confronti dei rom

Amnesty International, Associazione 21 luglio, Centro europeo per i diritti dei rom (Errc) e Open Society Foundations hanno inviato una lettera alle autorità di Roma, in cui viene evidenziato come la volontà, espressa con una circolare dal Comune di Roma, di negare alle comunità rom l'accesso alle case popolari sia in violazione del diritto internazionale. "Il diritto all'alloggio adeguato" - si legge nella lettera indirizzata al sindaco Gianni Alemanno, alla vicesindaco Sveva Belviso e all'assessore alle politiche della casa Lucia Funari - "è un diritto umano e le autorità hanno l'obbligo di operare per garantirne la realizzazione senza discriminazione alcuna". Nel nuovo Bando generale per l'assegnazione in locazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica, indetto il 31 dicembre 2012 dal Comune di Roma, viene data la priorità nell'assegnazione degli alloggi alle famiglie in situazione di "grave disagio abitativo". Tra esse il punteggio più elevato viene attribuito ai "nuclei familiari […] che dimorino […] in strutture procurate a titolo provvisorio da organi, enti e associazioni di volontariato riconosciute ed autorizzate preposti all'assistenza pubblica". Questo consentirebbe alle famiglie rom che vivono negli otto "villaggi attrezzati" della Capitale di partecipare al bando, dal momento che le condizioni di vita di tali famiglie corrispondono a quelle descritte nel bando pubblico. Nelle ultime settimane, però, diversi rappresentanti istituzionali hanno ripetutamente smentito che ai nuclei familiari rom residenti nei "villaggi attrezzati" di Roma possa essere riconosciuto tale punteggio, senza tuttavia offrire una chiara giustificazione e base giuridica al riguardo. Attraverso una circolare del 18 gennaio 2013, è stato comunicato dalle autorità romane che i rom presenti nei "campi nomadi" di Roma non sono da considerarsi assegnatari del massimo punteggio in quanto dimoranti in strutture definite "permanenti", malgrado in diversi documenti ufficiali le abitazioni presenti nei "villaggi attrezzati" siano state esplicitamente classificate "temporanee" dalle medesime autorità. L'atteggiamento delle autorità capitoline sembra voler nascondere l'intenzione discriminatoria di scoraggiare le famiglie rom dal presentare regolare domanda di assegnazione delle "case popolari". Inoltre, l'affermazione che "i campi nomadi" siano da considerarsi "strutture permanenti" appare ambigua e in contrasto con quanto asserito in molteplici atti ufficiali. Il diritto ad un alloggio adeguato è un diritto umano, e le autorità hanno l'obbligo di operare per garantirne la realizzazione senza discriminazione alcuna. Le quattro organizzazioni pertanto chiedono la fine della segregazione etnica dei rom e dei sinti a Roma in campi formali, un obiettivo che può essere ottenuto solo se le famiglie residenti in tali insediamenti avranno la possibilità di partecipare senza discriminazioni all'assegnazione di altre forme di alloggio, inclusa l'edilizia residenziale pubblica. Ai tre destinatari della lettera viene formalmente richiesto di adottare tutte le misure necessarie a garantire un accesso equo al Bando per gli abitanti dei "villaggi attrezzati", modificando la circolare del 18 gennaio 2013 e dando ampia diffusione alle misure adottate per garantire l'accesso all'edilizia residenziale pubblica anche attraverso comunicazioni specificatamente rivolte ai residenti dei 'villaggi attrezzati'.