Rifiuti, Monti dell’Ortaccio in stand-by, si affaccia l’ipotesi Laurentino

14/03/2013 di Redazione
Rifiuti, Monti dell’Ortaccio in stand-by, si affaccia l’ipotesi Laurentino

Nella roulette dei siti sui quali costruire la nuova discarica di Roma, spunta un nome inedito: si tratta di una cava, nel quadrante Laurentino, vicino a Porta Medaglia, in attesa che si chiarisca il destino del progetto di Monti dell'Ortaccio con il pronunciamento del Tar, il 20 marzo, dopo il ricorso di Roma Capitale. Non c'è bisogno di dire che subito si è levata la protesta degli abitanti della zona: "L'area è a ridosso delle abitazioni", tuona Massimiliano De Iuliis, consigliere del Municipio XII, "tra le vie Laurentina e Ardeatina, ed è sottoposta al vincolo paesistico del decreto Bondi". La cava attualmente è autorizzata per lo smaltimento di inerti, in questo caso la terra di risulta dei lavori perla metro C. Perciòi proprietari, nella loro offerta, hanno chiesto alla Regione una "variante" nell'autorizzazione, perché, hanno motivato, sarebbe scarsa la quantità di terra prodotta dai lavori perla metropolitana. Così, tempo un mese (l'11 aprile) e i rifiuti non trattati che non potranno essere più conferiti nella discarica di Malagrotta potrebbero finire lì. Stessa sorte, dal 30 giugno, potrebbero subire quelli trattati. Voci di corridoio dicono che il commissario Goffredo Sottile sarebbe orientato su questa scelta. Una situazione al solito intricata, quella dell'emergenza rifiuti della capitale, dove si intrecciano la chiusura definitiva di Malagrotta al 30 giugno, la ricerca del nuovo sito e la questione degli impianti di tmb (trattamento meccanico-biologico dei rifiuti), tecnica di lavorazione a freddo dell'indifferenziata (o degli scarti della differenziata), dove inviare il tal quale che gli impianti romani non riescono a lavorare.  Gli abitanti delle aree del Lazio in cui si trovano gli impianti di tmb protestano per non volere la spazzatura di Roma. Particolarmente netta l'opposizione di Colfelice, nel frusinate: dopo il via libera del Consiglio di Stato al decreto Clini, 420 tonnellate di immondizia al giorno dovrebbero essere trasferite dalla Capitale nel sito di Colfelice. Sindaci e associazioni territoriali sono sul piede di guerra e si annunciano nuove proteste. Dove il tmb si avvantaggia dell'area maggiormente interessata dai rifiuti della capitale, hanno contribuitoa complicare ilquadro delle scelte davanti al prefetto-commissario spingendolo sull'ipotesi della cava del Laurentino. Lì c'è già un'autorizzazione per i rifiuti inerti e, con un cambiamento dei cosiddetti codici cer del materiale da conferire, potrebbero essere accolti i rifiuti trattati. La capacità della discarica supera un milione di metri cubi e l'area che ospita gli impianti per lo smaltimento degli inerti si estende per 180mila metri quadrati. Scuotono la testa al ministero dell'Ambiente: "Le grandi città del nord Italia, lontane anni luce dal ricorso a sistemi primordiali come le discariche, riciclano in materia ed energia i loro rifiuti". Secondo Clini, se utilizzati con capacità produttiva piena, i tmb potrebbero destinare al riciclaggio l'intera massa dei rifiuti della capitale. E la raccolta differenziata, rispettando gli obiettivi fissati dal Patto per Romà (il 65 per cento invece che la metà), concorrerebbe in maniera decisa al superamento delle discariche vecchie e nuove. Ma al commissario Sottile tremano i polsi al pensiero di quanto potrà accadere dal primo luglio, con l'area di Malagrotta chiusa ai rifiuti dei romani. Si è aperta invece a Colfelice, nel frusinate, la riunione tra i sindaci del comprensorio e il presidente della Saf (la società che gestisce l'impianto dei rifiuti in Ciociaria), Cesare Fardelli.