Acqua all’arsenico, guerra di dati. E l’Autorità indaga

18/04/2013 di Redazione
Acqua all’arsenico, guerra di dati. E l’Autorità indaga

Gli ultimi dati diffusi dall'Istituto superiore di sanità destano, ancora una volta, preoccupazione: nei cittadini di Viterbo e dei 16 comuni del viterbese interessati dall'allarme acqua all'arsenico, la concentrazione della sostanza nell'organismo è oltre il doppio rispetto a quella nella popolazione generale. Maggiori concentrazioni sono state rilevate anche nei bambini. Le analisi sono state condotte su campioni di unghie e urine di 269 soggetti sani (da1 a88 anni di età) residenti nelle aree a rischio. Nei viterbesi, la concentrazione della sostanza nelle unghie è risultata pari a 200 nanogrammi per grammo contro gli 82 nanogrammi di un gruppo di controllo nella popolazione generale. Questi numeri, secondo alcuni, sembrerebbero indicare che la popolazione è stata esposta al rischio non solo per l'acqua, ma anche per la catena alimentare (pane, latte ecc.). A rassicurare invece i cittadini su questo fronte arriva uno studio volto a verificare l'eventuale contaminazione a seguito dell'uso di acqua inquinata. Ebbene, i risultati finora ottenuti dalla professoressa Silvia Rita Stazi dell'Università della Tuscia per conto del Dipartimento per la innovazione dei sistemi biologici, agroalimentari e forestali dimostrano che i cittadini possono continuare a consumare i prodotti locale in totale sicurezza, ridimensionando le preoccupazioni sorte dopo la diffusione di uno studio dell'Istituto superiore di sanità. Prendiamo il caso del il pane, è "avvelenato"? "Nel frumento abbiamo riscontrato - risponde la professoressa - pochi casi di contaminazione. Il problema è sempre e solo l'acqua: se per impastare la farina si usa quella inquinata, allora sì che può esserci contaminazione del prodotto finito". Per quanto riguarda il latte, "i nostri risultati - continua - confermano quanto già riportato in letteratura: l'arsenico non passa in grande quantità. Guardiamo Nepi, tra i centri del Viterbese maggiormente colpiti dal fenomeno, con concentrazioni di metallo pesante che superano in alcuni casi gli 80 microgrammi per litro. Nel latte, invece, siamo fermi tra i 2 e i 7 microgrammi". Nel pasticcio arsenico scende in campo anche l'Autorità per l'energia elettrica e il gas, a cui spetta determinare la tariffa idrica per il 2012 e 2013, che ha avviato un'istruttoria conoscitiva per vedere se e come diminuire la bolletta, verificare se chi doveva risolvere il problema abbia fatto tutto il possibile e infine individuare eventuali responsabilità. L'indagine dell'Aeeg avrà una durata massima di sei mesi. Tutto nasce dalle segnalazioni dei cittadini, che hanno chiesto il dimezzamento dei costi dell'acqua: «L'Autorità ha deciso di avviare l'istruttoria per valutare le ricadute in termini tariffari delle ordinanze di non potabilità sugli utenti coinvolti, individuando eventuali misure a favore degli stessi per compensare la distribuzione di acqua non idonea agli usi potabili», dicono dall'Aeeg. Se l'Aeeg indaga, il sindaco di Viterbo Giulio Marini affonda sull'Iss: "Imprese, consumatori e territorio - spiega - hanno subito un danno enorme da questa vicenda, tanto nell'immagine quanto nell'economia. E il giorno dopo ci si viene a dire che non c'è pericolo perla salute. Orachi lo ha fatto se ne assuma la responsabilità, perché l'Iss è un'emanazione del ministero della Salute".