L'Unione delle Camere Penali ispeziona i CIE

11/04/2013 di Redazione
L'Unione delle Camere Penali ispeziona i  CIE

Una delegazione dell'Unione delle Camere Penali Italiane composta dal Presidente Valerio Spigarelli, dagli avvocati Manuela Deorsola, membro della Giunta dell'UCPI, e Alessandro De Federicis, responsabile dell'Osservatorio Carcere, dal Presidente della Camera Penale di Roma Cinzia Gauttieri e dagli avvocati Paola Rebecchi e Stefano Valenza, si è recata lo scorso martedi in visita al Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria (Roma) per verificare le condizioni della struttura dove attualmente sono trattenuti 66 uomini e 44 donne. L'Unione delle Camere Penali Italiane ha intrapreso una campagna nazionale di visite ispettive nei Centri di identificazione ed espulsione. Dopo aver visitato le strutture di Gradisca d'Isonzo, Milano e Ponte Galeria, il prossimo 17 aprile i penalisti si recheranno in quella di Crotone. Scrivono nel comunicato diffuso dopo la visita al Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, a Roma "La capienza del centro risulta fortemente ridimensionata a seguito dei recenti disordini che hanno reso necessaria la chiusura di alcune aree. Anche nei centri come questo di Roma o come quello di Milano - dove gli sforzi e l'impegno degli operatori, del personale medico e delle forze dell'ordine fanno sì che la situazione sia meno drammatica che altrove - salta subito agli occhi l'assurdità di un sistema in cui la compressione di diritti fondamentali risulta aggravata da tempi di permanenza ingiustificati e ingiustificabili. Col risultato di trasformare quello che dovrebbe essere un trattenimento limitato nel tempo in vera e propria detenzione. Basta varcare la soglia di questi centri e guardarsi intorno per rendersi conto che si tratta di strutture detentive a pieno titolo, con tanto di sbarre, dove uomini e donne si trovano a scontare una pena senza reato e senza le garanzie che il circuito carcerario pure fornisce ai detenuti; senza nessuna possibilità di svolgere una qualche occupazione, ma soprattutto senza sapere quando usciranno. Secondo la legge, la permanenza in questi centri potrebbe durare fino a 18 mesi e anche se a Ponte Galeria non supera i 9 mesi, si tratta comunque di un tempo del tutto illogico visto che l'obiettivo è identificare persone in molti casi già identificate, poiché transitate dal carcere, e che qui subiscono una nuova detenzione nell'attesa di una risposta dai paesi di provenienza che a volte nemmeno arriva. La verità è che, a prescindere dalla condizione delle strutture, bisogna superare quanto prima questo sistema paradossale, che calpesta i diritti civili e trasforma un provvedimento amministrativo in dura galera".