Le mani del malaffare sulle energie rinnovabili

04/04/2013 di Redazione
Le mani del malaffare sulle energie rinnovabili

Vito Nicastri definito il "signore del vento" dal Finacial Times, è un imprenditore che a suo dire, avrebbe ridato speranza al Mezzogiorno d'Italia attraverso l'energia pulita. Peccato che il tribunale misure di prevenzione di Trapani ha disposto una confisca senza precedenti per il signore del vento: ammonta a un miliardo e 300 milioni di euro, tanto valgono le 43 società  che Nicastri utilizzava per gestire i suoi affari nel settore dell'eolico e del fotovoltaico. La mega confisca di beni sta riguardando la Sicilia occidentale, la Lombardia,il Lazioela Calabria. Gliinvestigatori, accusano  Niocastri di essersi «relazionato costantemente con esponenti di Cosa nostra». Le indagini economico-finanziarie, condotte dalla Dia, hanno consentito, secondo l'accusa, di stabilire che la posizione di vertice nel settore dell'energia alternativa da parte dell'imprenditore è stata acquisita grazie alla "contiguità consapevole e costante agli interessi della criminalità organizzata". Nicastri secondo la Direzione investigativa antimafia attraverso una tumultuosa dinamica degli affari ha intrattenuto rapporti anche con società lussemburghesi, danesi e spagnole. Per gli inquirenti "tale vicinanza ai più noti esponenti mafiosi, ha favorito la sua trasformazione da elettricista a imprenditore specializzato nello sviluppo di impianti di produzione elettrica da fonti rinnovabili, facendogli assumere una posizione di rilievo nelle regioni del Meridione". Dopo i malaffari portati avanti per diversi anni dalle mafie sullo smaltimento dei rifiuti, le cosche hanno messo le mani sulle nuove risorse rinnovabili. "Finito" il tempo dello smaltimento, adesso le mafie cercano di sfruttare il territorio attraverso l'energia pulita e probabilmente gli impicci di Nicastri su questa nuova grande risorsa sono solo i primi.