Regolarizzazioni: molti rigetti a causa della prova di presenza

24/04/2013 di Redazione
Regolarizzazioni: molti rigetti a causa della prova di presenza

Molti dei rigetti per molti migranti che aspettavano l'emersione dal lavoro nero è dovuta alla mancanza della prova di presenza. Si giustificano così quasi tutti i rigetti decisi finora dagli Sportelli Unici per l'Immigrazione, e il problema è enorme, se si considera che finora è stata bocciata una domanda su tre. Il sospetto è stato confermato ieri da un'analisi del Viminale fatta nel corso di un incontro presso il ministero dell'integrazione tra tutti i soggetti istituzionali interessati alla regolarizzazione, i sindacati e le associazioni del tavolo immigrazione e asilo. "Il 90% dei rigetti è dovuto all'impossibilità per il migrante irregolare di esibire la prova documentale  di essere stato presente in Italia prima del 31 dicembre 2011. Dunque non irregolarità documentali o assenza del posto di lavoro, ma solo una norma restrittiva imposta nella procedura" si legge in un resoconto della riunione diffuso dal dipartimento politiche migratorie della Uil. A quanto pare non è bastata l'interpretazione che considerava prove anche abbonamenti del bus, contratti telefonici, certificati medici, attestazioni di centri di accoglienza ecc. E così, quelle poche parole inserite nella legge per evitare un "effetto richiamo" si sono trasformate in una temibile strettoia. L'analisi fatta ieri da Natale Forlani, direttore immigrazione del ministero del Lavoro, è che "nel 2000 la domanda di lavoro straniero era comunque superiore all'offerta e questo permetteva l'emersione di posti di lavoro veri. Oggi il lavoro non c'è e queste regolarizzazioni fanno emergere molto poco. Servono invece agli affari lucrativi dei ben organizzati professionisti dei permessi" . Sindacati e associazioni hanno chiesto quindi più tolleranza e la concessione di permessi per ricerca di lavoro ai migranti che non hanno responsabilità nel fallimento della procedura di emersione.