Siria, tra luci e ombre

18/04/2013 di Redazione
Siria, tra luci e ombre

Nuovi bombardamenti del Governo contro le case di civili. Le vittime sono 12, due minori e due donne a sud-ovest di Homs. Lo riferiscono all'Ansa testimoni oculari contattati via Skype, che hanno precisato che almeno un missile terra-terra ha colpito Buwayda orientale, località15 kma sud-ovest della terza città siriana. Il bilancio e' ancora provvisorio e giungono notizie di un secondo bombardamento, sempre con missili terra-terra sparati dalle postazioni dell'esercito fedele al presidente Bashar al Assad. La zona di Buwayda è strategica, permette infatti ai ribelli o agli insorti di controllare la parte di territorio che separa Homs dal confine libanese, contiguo con la valle della Bekaa controllata dagli Hezbollah, alleati di Damasco. I ribelli sunniti a sud-ovest di Homs sono asserragliati da mesi a Qusayr, a pochi km da Buwayda. Nuove polemiche, partite anche il New York Times riguardano la principale fonte dei media occidentali sulla Siria che è in realtà un uomo d'affari che vive a Londra, finanziato dall'Europa e da un fondo di Dubai, che pretende di fornire notizie attendibili usando un cellulare e i moderni mezzi di comunicazione come Facebook e Skype. La questione siriana apre un interrogativo non certo rassicurante sullo stato delle reti di informazione dell'Occidente. Italia in testa. Rami Abdul Rahman ha un ruolo centrale nella guerra in Siria, ma è in realtà una sola persona. Ha  42 anni ed è fuggito 13 anni fa dalla Siria, ha avuto l'idea di utilizzare un nome persino importante: Osservatorio Siriano per i diritti umani per seguire quella che, secondo la sua versione, è la storia del conflitto. A tutt'oggi la maggior parte delle agenzie e delle testate italiane lo cita come fonte delle notizie, ma Rami Abdul non è un giornalista né ha competenze culturali basilari per poter essere definito attendibile. Lo ha scoperto dopo mesi persino il NYT, megafono della propaganda americana contro la Siria, che gli ha dedicato un articolo svelando la metodologia utilizzata per le sue notizie: nessuna verifica sul campo diretta, utilizzo di un portatile e di un telefonino, reperimento delle fonti tra una serie di attivisti anonimi e sconosciuti (nessuno dei quali giornalista). Tutte le parti in conflitto lo accusano di essere parziale e anche lui riconosce che la verità può essere verificata solo sui campi di guerra; ammette che essendo la Siria un territorio vasto non è possibile avere un quadro attendibile a causa delle difficoltà di comunicazione. Eppure a  Washington, alle Nazioni Unite e nei media setacciano le sue descrizioni e i suoi bollettini.