Siria: un marzo drammatico per il numero di vittime

04/04/2013 di Redazione
Siria: un marzo drammatico per il numero di vittime

Marzo drammatico in Siria dove sono state circa seimila le persone che hanno persola vita. Ariferirlo, come riportala Bbc, l'Osservatorio siriano per i diritti umani, l'ong con sede a Londra (voce delle forze anti-regime) che ha comunicato di avere registrato a marzo 6.005 morti. Tra queste quasi trecento bambini (298), 291 donne, 1.486 ribelli e disertori dell'esercito e 1.464 soldati del governo. Oltre a civili e combattenti non identificati. L'organizzazione, che tiene sotto controllo le violazioni dei diritti umani attraverso una rete di contatti in tutta la Siria, ha spiegato anche come il bilancio totale delle vittime, nei due anni di conflitto, è molto superiore rispetto ai 62.554 morti documentati. Per l'Osservatorio sarebbero 120 mila le persone che hanno perso la vita, come ha spiegato Rami Abdelrahman, leader del gruppo, all'agenzia di stampa Reuters. Rimane complicato documentare con certezza il numero dei morti. Per l'Onu sono invece più di 70 mila le persone che sono state uccise in Siria da quando la rivolta è iniziata. Senza dimenticare il milione e mezzo di sfollati. Un conflitto che da un biennio destabilizza tutta la regione. Mentrei combattimenti proseguono, con violenti scontri tra i ribelli e le truppe dell'esercito siriano registrati oggi in due sobborghi di Damasco, Barzeh e Jobar, Regno Unito, Francia e Stati Uniti stanno sostenendo i ribelli, anche attraverso l'addestramento militare, come ha spiegato alla Bbc il corrispondente Jeremy Bowen. Secondo quanto sostiene l'emittente, per il Regno Unito Assad ha beneficiato dell'aumento dei finanziamenti e dei supporti dai suoi principali alleati, Iran e Russia. Per questo i britannici stanno cercando di premere sui loro partner europei per revocare l'embargo sulle armi verso la Siria, in modo da permettere ai ribelli di rispondere al regime. Secondo quanto riporta al Arabiya nella sua versione in inglese, intanto, più del 70 per cento dei pozzi petroliferi che si trovano nel nord ovest della Siria risultano nelle mani dei ribelli. E' stato lo stesso comandante dell'Esercito libero siriano, Abu Ahmed, a informare i corrispondenti di al Arabiya sul pattugliamento dell'area, da parte di diversi combattenti, per impedire che il regime possa strappare all'Esercito libero siriano il controllo degli impianti. Siti per ora non attivi, a causa delle sanzioni della comunità internazionale. Ma Oweinan al-Jerba, uno dei comandanti, ha ricordato come proseguano le trattative con i curdi nelle aree vicine per condividere i pozzi e come si lavori per riprendere in breve tempo la produzione. Al contrario, Bashar al Assad può ancora contare sui porti strategici di Baniyas e Tartus, fondamentali in ottica commerciale, per le esportazioni. Intanto l'avanzata prosegue anche da sud, con i ribelli che avanzano verso Damasco. A Nord, invece, i missili Scud sganciati dal regime continuano a fare vittime innocenti. Tre giorni fa l'ennesimo bombardamento ha spazzato via diverse case, uccidendo decine di civili. Nonostante non ci siano bilanci ufficiali, i residenti hanno affermato di aver estratto una ventina di corpi, compresi quelli di donne e minori. In vista di una soluzione, preoccupa invece la volontà di alcuni capi ribelli di non voler consegnare le armi e cedere il potere, qualora il conflitto terminasse. Il Los Angeles Times riporta l'intervista al comandante Maroof Jamal, definito come "un pericolo, in grado di compromettere gli sforzi per creare un governo civile di transizione al termine della guerra civile".