Approvata a Regina Coeli la prima Carta dei servizi sanitari per i detenuti

16/05/2013 di Redazione
Approvata a Regina Coeli la prima Carta dei servizi sanitari per i detenuti

Gesti d'aggressività improvvisa o atti di autolesionismo sono quasi all'ordine del giorno all'interno di Regina Coeli: come quello di  L., che dopo una settimana di mal di denti insopportabile, forse per esasperazione forse per attirare l'attenzione, si è provocato profondi tagli sulle braccia. Nulla di strano: "Nelle carceri italiane - denuncia il Garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni - il diritto alla salute è uno dei diritti maggiormente violati". In base ai dati dell'associazione Ristretti Orizzonti, negli ultimi dieci anni a Regina Coeli sono morti 23 detenuti: dieci di malattia, il resto per suicidi, overdose e cause ancora da accertare. In questo contesto un segnale di speranza arriva dall'approvazione della Carta dei servizi sanitari della casa circondariale di Regina Coeli, la prima adottata a Roma e una delle poche in tutta Italia. Il documento, frutto di un lavoro durato anni, è uno degli effetti del tavolo tecnico permanente tra il carcere,la Asl RmAe il Garante regionale dei detenuti. Ed è molto più di un pezzo di carta colmo di buone intenzioni, ma - sono parole di Marroni - "uno strumento fondamentale per la piena applicazione della riforma sanitaria in carcere". Per la prima volta a Roma i detenuti potranno infatti vedere scritte, nero su bianco, tutte le prestazioni mediche cui hanno diritto, oltre alle modalità e alla tempistica per la loro fruizione. Di più: grazie alla riattivazione del servizio di tele-medicina, potranno ottenere in tempo (quasi) reale il consulto di specialisti esterni sui risultati delle loro analisi. Le novità maggiori riguarderanno i detenuti ricoverati nel Centro diagnostico-terapeutico (CDT), una sorta di piccolo ospedale all'interno di Regina Coeli dove si effettuano accertamenti e cure che non è possibile eseguire nelle sezioni comuni. La struttura, l'unica nel suo genere in tuttoil Lazio, riceve "pazienti" anche da fuori Regione. "Si tratta - precisa il Garante - di persone con patologie gravi e complesse, come diabete, cardiopatie, insufficienze renali e persino tumori. Persone dunque che richiedono un'assistenza specifica e qualificata". E tra giugno e luglio le due sale operatorie, rimaste a lungo chiuse per ristrutturazione, verranno finalmente riaperte per interventi di chirurgia ambulatoriale e day surgery. Una rivoluzione culturale e civile che comincia proprio in uno degli istituti più "critici" della Regione, dove i detenuti (prevalentemente in attesa di giudizio e per reati comuni) entrano ed escono al ritmo di oltre 6 mila l'anno, e "le malattie infettive, le dipendenze e i disagi psichici - sottolinea il direttore generale della Asl Rm A, Camillo Riccioni - hanno un'incidenza incomparabilmente maggiore rispetto al mondo libero". Basta guardare i dati: il 50% dei detenuti sono stranieri, il 40% tossicodipendenti. E le percentuali di disturbi psichici, anche gravi, oscillano tra il 15 e il 20%. Il sovraffollamento (una media di 1.100 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 725 posti) e le carenze strutturali fanno il resto. In tutta Regina Coeli, ad esempio, non esiste un solo bagno attrezzato per i disabili. Che pure sono attualmente una decina. E, privi di assistenza, sono costretti ad affidarsi alla solidarietà dei loro compagni di cella.