Arcipelago Cie: Indagine sui centri di identificazione ed espulsione italiani

16/05/2013 di Redazione
Arcipelago Cie: Indagine sui centri di identificazione ed espulsione italiani

Medici per i Diritti Umani ha presentato l'indagine sui centri di identificazione ed espulsione italiani dal titolo"Arcipelago Cie". Quattordici visite agli undici Centri di permanenza italiani, un anno di testimonianze raccolte (da febbraio2012 afebbraio 2013), un dossier di oltre 200 pagine. I Cie non sono in grado di garantire condizioni di vita dignitose ai "detenuti" perché lo Stato italiano ha smesso di investire su queste strutture. Ad esempio in passato la gestione del centro di Bologna era stata assegnata a una società che ha vinto una gara d'appalto al massimo ribasso pagando 69 euro per ogni straniero "ospitato". Scaduti i termini, la gara successiva è stata aggiudicata al Consorzio Oasi con un costo per straniero crollato a soli 28 euro. La qualità di ogni servizio è così collassata. A Crotone, il costo affrontato dalle Misericordie d'Italia è addirittura 21,42 euro per "ospite". Lo Stato dovrà porsi il problema dei Centri di permanenza innanzitutto dal punto di vista della sostenibilità economica. Nei quattro anni di vita la struttura di Caltanissetta è costata 19,8 milioni, causa anche di un incendio che l'ha pesantemente compromessa. Tutti i centri, sono stati teatri di rivolte, devastazioni e incendi. Basta una banale scintilla affinché il disagio quotidiano diventi ribellione. Gli ultimi danni registrati al Cie di Gorizia per un'insurrezione interna sono stati di un milione di euro. A Bologna la situazione è divenuta man mano più disastrosa fino a quando ilministero dell'Interno ha temporaneamente chiuso il Cie per ristrutturazione. I medici, che hanno "visitato" il Cie hanno descritto una situazione disastrosa: stanze prive di riscaldamento, finestre e vetri delle finestre perennemente danneggiati, estate e inverno. Le docce erano inservibili, o servite con acqua fredda. "I bagni non hanno porte, i lavandini sono stati divelti". Pochi i vestiti da offrire ai trattenuti, insufficienti le coperte. Il capitolato del magazzino prevedeva la fornitura di un rotolo di carta igienica al giorno ogni cinque persone. Limitati gli spazzolini per lavare i denti e così il dentifricio, quasi mai disponibili assorbenti igienici (nel Cie bolognese sono state trattenute anche le donne). Il ricambio di biancheria, ha rilevato il dossier, avveniva ogni dieci giorni "nel migliore dei casi". Nessuna attività ricreativa, nessuna carta dei diritti. "Sono frequenti le aggressioni al personale interno". E questo è un dato che si ripete in tutti gli undici Cie. A Milano, invece,  il 95% dei trattenuti arriva dal carcere e nel 2012 sono state registrate dodici fughe. Un caso eclatante, sottolinea Medu nel rapporto, è stato quello del transessuale brasiliano Regina. Aveva dichiarato l'Aids conclamato, al terzo stadio, frutto di violenze subite nella famiglia d'origine. Nonostante la situazione clinica certificata da professionisti dell'Organizzazione mondiale della sanità, Regina è stato trattenuto per una settimana. A Gorizia iltunisino Mohamed, affetto da una grave forma depressiva aggravata da atti di autolesionismo ripetuti e da un preoccupante stato di deperimento fisico, è rimasto nel centro quattordici mesi. Nel Cie di Torino, quaranta dei centoventi trattenuti totali sono in terapia ansiolitica: assumono farmaci pesanti senza controllo medico, il Rivotril indicato per la terapia dell'epilessia e l'Akineton, con indicazione terapeutica per il morbo di Parkinson. Di questi farmaci fanno spesso abuso i pazienti tossicodipendenti. I casi di autolesionismo, a Torino, sono stati 156. Al Ponte Galeria di Roma, ilpiù affollato centro di permanenza europeo, i bagni delle donne sono senza porte. Non esistono pettini, bisogna sistemare i capelli con le forchette. Il riscaldamento generale è rotto e spesso manca l'acqua calda. "Viviamo nella sporcizia", ha raccontato una giovane rom bosniaca. E una ragazza rumena: "Durante il giorno non sappiamo cosa fare, non c'è niente da fare. Quando stai male e vai dal dottore non credono mai che parli sul serio, che soffri veramente". A un trattenuto affetto da una malattia grave, raccontano i medici per i diritti umani, "non è stato concesso un colloquio con un sanitario". I marocchini intervistati a Crotone hanno dichiarato di essere "tenuti come animali": i medici non hanno potuto visitare le loro stanze. I colloqui, anche quelli che hanno formato il dossier, sono stati possibili solo con un poliziotto a fianco. A Trapani, nel corso delle tre ore di visita dei medici per i diritti umani, gli altoparlanti hanno annunciato tredici tentativi di fuga. A Lamezia Terme, dove l'appalto di gestione è passato da 46 euro per trattenuto a 30 euro, non c'è servizio barberia: tutti i barbieri di zona si sono rifiutati di prestarlo. Per radersi i trattenuti devono entrare in una gabbia grande come una cabina telefonica a ridosso del cortile e radersi sopra un montacarichi, sotto sorveglianza dei poliziotti e devono evitare qualsiasi uso improprio della lametta. Per quanto riguarda i numeri: nel 2012 sono stati 7.944 (7.012 uomini e 932 donne) i migranti trattenuti negli undici centri di identificazione ed espulsione (Cie) operativi in Italia. Di questi solo la metà (4.015) sono stati effettivamente rimpatriati con un tasso di efficacia (rimpatriati su trattenuti) del 50,54%. Con l'estensione della durata massima del trattenimento da6 a 18 mesi (giugno 2011) le espulsioni sono aumentate solo del 2,3% rispetto al 2010, anno in cui il limite massimo per la detenzione amministrativa era ancora di sei mesi. Rispetto al2011, l'incremento del tasso di efficacia è stato dello 0,3%. Se si compara il numero effettivo di rimpatri effettuati nel 2008 (anno in cui i termini massimi di trattenimento erano ancora di 60 giorni) con quello del 2012, si registra una flessione da4.320 a 4.015 (-7,1%). Nel 2012 il numero complessivo dei migranti rimpatriati attraverso i Cie, secondo i dati della polizia di Stato, è stato l'1,2% del totale degli immigrati stimati in condizioni di irregolarità sul territorio italiano (326.000 al primo gennaio 2012). E ancora nel 2012 sono stati 1.049 i migranti fuggiti dai Cie, il 33% in più rispetto al 2011.