Roma, molti migranti abbassano le saracinesche

23/05/2013 di Redazione
Roma, molti migranti abbassano le saracinesche

Consumi in caduta libera, affitti che arrivano fino a 25 mila euro per un negozio di 70 mq  in aree di pregio e una pressione fiscale che non lascia respiro. Gestire un'attività commerciale è diventata un'impresa titanica sia per gli italiani che per gli stranieri. E sono proprio molti stranieri  che sentono maggiormente il peso e decidono di lasciare il territorio italiano. E' dall'estate scorsa che si verificano numerosi episodi di chiusura di negozi e trasferimento all'estero. Per ora è impossibile quantificarli con precisione, ma sono molti i migranti in procinto di lasciare Roma: per tornare nella propria patria o emigrare nuovamente verso qualche Paese emergente. Sono ristoratori, costruttori e importatori. E' emergenza soprattutto nel settore del commercio, che rappresenta il 40% dell'imprenditoria straniera: sia nelle piccole realtà di quartiere, sia a piazza Vittorio, il cuore interculturale della città, dove risiedono circa il 6,5% delle imprese gestite da stranieri. In un' intervista su "Paese Sera", Hassan Kamrul, originario del Bangladesh che da 15 anni vive e lavora a Roma, importando e vendendo pesce da tutto il mondo, dichiara "L'ultima speranza è l'estate dopo si capirà davvero cosa accadrà a molti di noi. Già oggi chi è rimasto senza lavoro preferisce tornare in patria oppure, chi è riuscito ad ottenere la cittadinanza, andare verso il Nord Europa". Gli imprenditori, invece, iniziano a sfruttare le incredibili opportunità offerte dal continente africano. Spiega sempre Kamrul: "Nazioni come Ghana, Nigeria e Costa D'avorio propongono agevolazioni di ogni tipo come la fiscalità a costo zero per i primi dieci anni e la massima libertà di edificare in cambio di posti di lavoro agli indigeni. Anche a me hanno offerto questo investimento. In tanti si stanno spostando lì, soprattutto i cinesi. Nei prossimi dieci anni tutto ciò che compreremo verrà prodotto in Africa". La crisi dei consumi, inoltre, va ad affiancarsi ai sempre crescenti costi di gestione e soprattutto all'impossibilità  di accedere al credito.  In un'altra intervista raccolta sempre da "Paese Sera" si legge "Fino al 2008, ogni mese ricevevo dalla banca lettere in cui mi offrivano denaro da investire, racconta Amw Hwlander, ristoratore, ma solo pochi giorni fa mi è stato negato un fido di poche migliaia di euro. La situazione è ormai insostenibile e le tasse da pagare sono superiori ai guadagni". Anche la silenziosa e produttiva economia cinese, in grado di colonizzare in pochi anni intere aree della città, dopo un decennio di espansione inizia a sentire i tempi cupi. Solo a piazza Vittorio sono decine i cartelli "affittasi" sulle vetrine. Tutti rigorosamente in cinese. Secondo uno studio della Camera di Commercio di Roma, su un totale di 177.000 imprese individuali, attive a giugno 2012, sono ben 32.500 quelle gestite da stranieri: a guidare la classifica sono quelle avviate da cittadini romeni (5.784, pari al 19,1%), seguite dal Bangladesh (5.637), dalla Cina (2.654), dal Marocco (2.234) e dall'Egitto (1.885).