Siria: ripresi i collegamenti internet

09/05/2013 di Redazione
Siria: ripresi i collegamenti internet

Diverse società che si occupano di fornire servizi su Internet e di monitorare i flussi di dati, tra cui Google, hanno dichiarato che da martedì sera tutti i collegamenti Internet tra la Siria e il resto del mondo sono stati interrotti. Il servizio di Google Rapporto sulla trasparenza ha registrato che, a partire dalle 21.45 (ora locale) di martedì 7 maggio, il traffico diretto ai suoi servizi proveniente dalla Siria si è interrotto. Fortunatamente solo nella mattinata di oggi, il serivizio è stato ripristinato. Il paese mediorientale è scomparso dalla rete globale per quasi una giornata. Un "malfunzionamento tecnico" secondo l'agenzia di stato, che però non convince gli attivisti per le libertà digitali. E non è il primo caso. Sempre Google ha dichiarato che nel passato, l'interruzione ha avuto solo due precedenti: in Siria lo scorso novembre, quando il blocco durò tre giorni, e in Egitto durante la Primavera araba. Attualmente sono cinque i paesi che bloccano del tutto singoli servizi di Google, come YouTube (bloccato da Pakistan, Bangladesh, Cina e Iran) ma la Siria è l'unica che ha in questo momento un blocco totale. Ciò significherebbe che l'accesso a internet è del tutto inesistente e tutti i domini "sy" sono irraggiungibili. Un'altra società che raccoglie dati sul traffico Internet, Umbrella Security Labs, ha pubblicato alcune informazioni tecniche sul blocco. Dato che i paesi confinanti non sembrano aver registrato interruzioni o difficoltà rilevanti, non sembra possibile che le difficoltà di connessione provengano da un guasto a uno dei diversi cavi che connettono fisicamente la Siria al resto del mondo. Le autorità siriane hanno già isolato in passato i servizi Internet e telefonici in alcune aree del paese per impedire le comunicazioni dei ribelli, spesso in occasione di operazioni militari. Intanto continua a cresce la preoccupazione nella comunità internazionale per la svolta nella guerra civile siriana dopo i raid israeliani che hanno colpito obiettivi militari di Damasco, causando la morte di una cinquantina di militari e il presidente Assad annuncia: "Risponderemo agli attacchi israeliani".  Durante la visita del premier israeliano Netanyaua Shangai ilministro degli esteri cinese ha condannato duramente l'attacco israeliano in Siria e ha chiesto a Israele di astenersi da ulteriori mosse militari. E fa discutere la nota della Commissione Onu d'inchiesta sui crimini di guerra in Siria, da cui emerge che non ci sono prove "definitive" sull'uso di "armi chimiche" durante il conflitto. Una presa di posizione che giunge all'indomani delle dichiarazioni di Carla Del Ponte, membro della commissione, la quale ha parlato dell'uso del gas sarin da parte dei ribelli.