Svezia, a ferro e fuoco le città, quali politiche d’integrazione?

30/05/2013 di Redazione
Svezia, a ferro e fuoco le città, quali politiche d’integrazione?

E' passata ormai una settimana dai primi scontri nella periferia di Stoccolma che successivamente sono dilagati in molte altre città della nazione svedese. Tra gli episodi più significativi quelli avvenuti a Oerebro, 160 km a nord di Stoccolma, dove una scuola e' stata incendiata insieme ad alcune macchine. Un poliziotto e' rimasto ferito. A Linkoeping,235 kmdalla capitale ancora un incendio e' stato appiccato ad un asilo, mentre una farmacia e' stata saccheggiata. La scintilla è esplosa a causa della morte di un 69enne migrato trent'anni fa dal Portogallo. Secondo la ricostruzione fatta dal quotidiano "Aftonbladet" intervistando il cognato della vittima, Risto Kajanto, lo scorso 12 maggio l'uomo sarebbe stato aggredito da una banda di bulli mentre rientrava con la moglie nella sua casa di Husby. Per difendersi ed allontanarli li avrebbe minacciati con un lungo coltello. La polizia si sarebbe poi presentata a casa sua facendo irruzione e, credendo la moglie in pericolo, avrebbe sparato all'uomo. Dopo le dichiarazioni di Risto Kajanto, la polizia non ha commentato le parole di Kajanto. E da li le città sono state messe a ferro e fuoco, provocando molti feriti soprattutto tra la polizia e arresti. Con il 15 per cento della popolazione di origine extraeuropea, con una forza di attrazione dell'immigrazione che negli ultimi anni ha fatto della Svezia il secondo paese più sognato (solo lo scorso anno 44 mila richieste di asilo), il paese scandinavo sembra non reggere più l'impatto e relega i migranti nelle periferie.  "A poco a poco stiamo diventando come gli altri paesi", ha osservato Aje Carlbom, antropologo dell'Università di Malmoe; "Vivere da giovane in quartieri come quelli, può voler dire essere completamente isolati dal resto degli svedesi", non sentirsi parte di alcuna società. Gli scontri, hanno acceso i riflettori su quella fetta di Paese di cui evidentemente non si parlava mettendo in discussione il modello svedese e le sue politiche di accoglienza. Vengono messe in discussione le politiche di integrazione, relegate nelle periferie e provocando povertà, frustrazione, assenze di prospettive future. A Stoccolma, si legge in un articolo pubblicato sul sito"ilsussidario.net" dal titolo "Le periferie bruciano contro l'eden del benessere", si è formato un muro di separazione culturale e sociale difficile da abbattere, rafforzato da politiche estranee all'incontro e dialogo. Inoltre, si legge sempre nell'articolo, di una polemica nata a seguito dei controlli della Polizia effettuati nell'ambito del progetto REVA (un programma studiato per limitare l'immigrazione clandestina nel Paese), un controllo che ha avuto come unica discriminante i tratti somatici degli individui. Per non parlare della gestione delle politiche abitative e scolastiche.  Un'altissima densità di migranti e un bassissimo tasso di scolarizzazione che contraddistinguono la maggior parte dei quartieri periferici di Stoccolma in chiaro contrasto con qualsiasi progetto di integrazione.