Viterbo: tra arsenico e casse vuote

02/05/2013 di Redazione
Viterbo: tra arsenico e casse vuote

L'emergenza arsenico è senza fine. L'ulteriore tragedia è che adesso, nel Viterbese, il gestore dell'acqua pubblica non ha neppure i soldi per pagare le bollette dell'energia elettrica che serve a fare funzionare i pochi impianti di potabilizzazione (appena quattro su una cinquantina) realizzati oltre i tempi delle deroghe Ue dalla Regione Lazio. E se la "luce" non viene staccata e gli impianti continuano a lavorare è solo grazie alle raccomandazioni del prefetto: interrompere l'erogazione dell'acqua alla popolazione non si può. Spiega Marco Fedele, presidente di Talete, la società pubblica di cui fanno parte 28 Comuni della Tuscia e che serve il 70% della popolazione "l fatto è che dopo la dichiarazione dello stato d'emergenza da parte del Consiglio dei ministri con ordinanza del 28 gennaio 2011, la Regione è stata delegata a risolvere il problema con fondi propri. All'epoca l'Università La Sapienza di Roma, interpellata per capire come agire, indicò la strada dei dearsenificatori, ma come soluzione a breve termine. Di fatto - continua Fedele - questa è rimasta l'unica strategia e non si capisce chi e come potrà sostenere le spese di gestione di tutti gli impianti: per pompare l'acqua da sorgenti e pozzi, per depurarla, servono corrente elettrica, filtri, personale. Chi se ne farà carico? Esula dalle possibilità della spa". 
A Viterbo le casse non sono floride e la trentina di Comuni che avrebbero dovuto aderirvi per legge, fino ad adesso non l'hanno fatto. E di quelli che hanno aderito, la partecipata ha ereditato più che altro dissesti e acquedotti colabrodo. Insomma: le bollette per i dearsenificatori arrivano puntuali ogni mese, ma nessuno paga. Mentre crescono in maniera esponenziale i debiti che maturano a carico della società pubblica. E intanto dai rubinetti di oltre l'80 per cento della popolazione dell'Alto Lazio (casi ci sono anche a Velletri, in provincia di Roma, e a Latina) continua a scorrere acqua con concentrazione della sostanza ritenuta nociva per la salute e bandita dall'Organizzazione mondiale della sanità oltre i livelli di guardia (10 microgrammi per litro). Lo stato d'emergenza si è chiuso il 31 dicembre 2012. L'Istituto superiore di Sanità, preso atto del grave ritardo nella realizzazione degli impianti, il 21 dicembre disse che si poteva arrivare al limite del 30 giugno 2013 per le zone con concentrazione superiore ai 20 microgrammi; mentre si dovrà essere totalmente a posto entro dicembre 2014.