Danno d’immagine per Atac, citata in giudizio Roma Metropolitane

26/06/2013 di Redazione
Danno d’immagine per Atac, citata in giudizio Roma Metropolitane

Atac cita in giudizio Roma Metropolitane. La prima è la società del trasporto pubblico romano che deve gestire operativamente la linea della metropolitane,  la seconda è l'azienda controllata al 100% dal Campidoglio e che supervisiona la realizzazione dell'opera. La causa fa riferimento non alla metro C, ma bensì alla linea B1 e in particolare alla stazione Annibaliano dove nella notte tra il 19 e il 20 dicembre del 2012 si sarebbe verificato un danno ad una scala mobile. Secondo l'Atac il danno sarebbe stato causato da operai appartenenti a un'azienda subappaltatrice. Il problema è stato ovviamente risolto ma Atac ha deciso di citare in giudizio Roma Metropolitane aggiungendo addirittura la richiesta di risarcimento per il "danno di immagine" subito. I gradini rotti della scala mobile hanno creato un bel patatrac e Atac non ci vuole passare sopra. Proprio la stessa azienda che ha accumulato un buco di 1,6 miliardi di debiti e ha chiuso il 2012 con un deficit superiore a 150 milioni di euro. Adesso l'Atac chiede un risarcimento di 52.000 euro. Fonti dichiarano che lo scontro maggiore tra le due aziende sia dovuto ai cantieri della metro C e il rischio del mancato arrivo degli stanziamenti governativi per il completamento della tratta Colosseo-piazza Venezia qualora la prima tratta Pantano-Centocelle non sarà aperta entro il 15 ottobre prossimo. Roma Metropolitane, in questo periodo ha supervisionato i lavori realizzati dal contraente generale (il raggruppamento di imprese costituito da Astaldi, Vianini, Ansaldo Sts, Cmb e CCC); l'Atac invece, a seguito di una delibera capitolina del luglio scorso, ha il compito di gestire il funzionamento della linea dopo l'apertura al pubblico e trarre i profitti dalla vendita dei biglietti. Per mesi le due aziende si sono scambiate accuse incolpandosi a vicenda dei ritardi che oggi metterebbero a rischio l'arrivo dei fondi governativi. Come andrà a finire?