Ecomafie: Lazio quinta nella classifica italiana

20/06/2013 di Redazione
Ecomafie: Lazio quinta nella classifica italiana

Legambiente ha presentato il Rapporto annuale "Ecomafia2013" realizzato con il contributo delle forze dell'ordine. Il Rapporto contiene dati  sull'illegalità ambientale in Italia. I dati peril Lazio non sono incoraggianti, infatti, la regione risulta essere quinta nella scala di reati e denunce, dopo Campania, Sicilia, Calabria e Puglia. Il Rapporto denuncia per il Lazio un aumento degli illeciti per il 2012 pari al 13.2% rispetto all'annualità precedente. Le infrazioni registrate sono 2.800, l'8,2% del totale nazionale, 6 arresti, 2.045 denunce e 518 sequestri. A preoccupare è soprattutto il balzo in avanti fatto dalla provincia di Roma per numero assoluto di infrazioni, con 787 illegalità in più rispetto all'anno precedente, così come l'escalation nel reatino in tema di reati nel ciclo dei rifiuti. Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio ha dichiarato "Preoccupa l'aumento del numero complessivo dei reati ambientali accertati nel corso del 2012, causato dal balzo in avanti cheil Lazioha fatto per le illegalità in campo faunistico, degli incendi e dell'arte rubata. E' necessario e fondamentale che le istituzioni intervengano per stroncare la zona grigia di commistione fra criminalità e pezzi del tessuto economico, per lanciare un green new deal nella nostra Regione". Per quanto riguarda il ciclo dei rifiuti nel 2012il Lazio scende all'ottavo posto della classifica nazionale per reati. Le infrazioni passano dalle 326 registrate lo scorso anno a 277, il 5,5% del totale nazionale. Aumentano i sequestri effettuati passando dai 163 del 2011 ai 175 di quest'anno. La Relazione finale della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti (XVI legislatura), approvata il 2 marzo2011, aproposito delle infiltrazioni della criminalità organizzata nell'intera filiera della gestione dei rifiuti scrive: "Il Laziosi presenta come una regione particolarmente interessata a questo tipo di illegalità, sia per la presenza di ampie porzioni di territorio morfologicamente adatte alla discarica e all'occultamento illecito dei rifiuti e sia per la vicinanza con quelle aree della provincia di Caserta ad alto rischio ambientale, dove in passato e ancora oggi nell'attualità sono state individuate presenze criminali nel settore. (…) Va comunque rilevato che sul territorio della regione molte discariche sono ormai in via di esaurimento, vi sono impianti obsoleti che richiedono forti investimenti per tornare a essere produttivi e che in molti comuni, compreso quello di Roma, la situazione si avvicina pericolosamente all'emergenza". Una situazione molto pericolosa a cui hanno contribuito le pessime scelte relative al sistema adottato per lo smaltimento. Anche per quanto riguarda il cemento "Il Lazio, e in particolar modo Roma, già da tempo sono stati scelti dalle organizzazioni criminali mafiose per costituirvi articolazioni logistiche per il riciclaggio di capitali illecitamente accumulati e per l'investimento in attività imprenditoriali". È da qui che si deve partire, secondo la Relazione 2012 della Procura nazionale antimafia, se si vuole comprendere il ruolo delle organizzazioni criminali nel ciclo del cemento che ha curato la sintesi relativa al Lazio dichiara "L'azione di contrasto che è stata svolta anche nell'ultimo anno è risultata efficace e importante, ma nello stesso tempo ha evidenziato quanto il fenomeno sia radicato". Altro che semplici "infiltrazioni": "Tutte le tradizionali organizzazioni mafiose (ma soprattutto 'ndrangheta e camorra) sono presenti sul territorio, con il chiaro intento di riciclare i proventi criminali e di reimpiegarli in attività imprenditoriali, confondendo così il flusso di denaro che proviene da delitto con i guadagni -apparentemente leciti- derivanti dalle attività imprenditoriali". La strategia dei clan ha un obiettivo preciso: "A tale scopo esse tendono a mantenere una situazione di apparente tranquillità in modo da poter agevolmente realizzare la progressiva infiltrazione nel tessuto economico e imprenditoriale della regione". Partendo, ovviamente, dalle filiere più redditizie: "I settori d'interesse sono soprattutto l'edilizia, le società finanziarie e - nell'ambito del commercio - la ristorazione, l'abbigliamento, le concessionarie di auto". La presenza delle mafie "è dimostrata dall'arresto, sul territorio laziale, di alcuni importanti latitanti, circostanza che presuppone la necessaria presenza di un 'dispositivo criminale' idoneo ad assicurare, per un tempo più o meno lungo, la clandestinità degli stessi", spiega sempre la De Martino. "Ma sono soprattutto i provvedimenti di sequestro patrimoniale o di confisca, eseguiti sul territorio laziale e che hanno colpito patrimoni riconducibili a esponenti di clan mafiosi, a dare la misura dell'infiltrazione criminale nel tessuto economico finanziario".