In Italia 830mila badanti, 2 su 3 irregolari. Le italiane in crescita

13/06/2013 di Redazione
In Italia 830mila badanti, 2 su 3 irregolari. Le italiane in crescita

Il lavoro privato di cura, anche se spesso sommerso, rimane una risposta essenziale alla non autosufficienza: è quanto emerge da un recente rapporto di Sergio Pasquinelli e Giselda Rusmini "Badare non basta - Il lavoro di cura: attori, progetti, politiche". "Servizi sociali colpiti da continui tagli alle risorse - si legge - per la non autosufficienza, aumento delle rette nelle Rsa, difficoltà economiche delle famiglie, accresciuta disponibilità delle donne italiane a cercare lavoro in questo settore. Sono fattori diversi che spingono verso un mercato sempre più sommerso, un lavoro a ore meno impegnativo economicamente, una presenza italiana più corposa, un maggiore utilizzo di risorse familiari". La stima effettuata dagli autori, incrociando i dati Inps, quelli sui flussi dei cittadini non comunitari nonché le testimonianze dirette dei protagonisti (associazioni di volontariato, cooperative sociali etc), stima in almeno 830.000 assistenti familiari nel nostro paese, di cui il 90% straniere e due terzi irregolari o sommerse. "Tenendo presente che una parte di esse segue più di un anziano (circa due o tre), il numero di assistiti da una badante si può ragionevolmente stimare attorno al milione di ultrasessantacinquenni", si sottolinea. Un numero ingente, pari al triplo degli anziani ricoverati nelle strutture residenziali (Rsa) e al doppio di quelli seguiti a domicilio (Adi). A svolgere illavoro privato di cura sono quasi sempre le donne, prevalentemente straniere, anche se la presenza delle italiane (il 10% circa del totale) è in crescita. L'età media è di 42 anni: le più anziane (49 anni) le europee dell'Est e le italiane (48 anni). Delle 830.000 badanti che lavorano in Italia, però, circa due terzi stanno nel cosiddetto sommerso o nell'irregolarità. Una su 4 (26%, pari a 216.000 lavoratrici), infatti, lavora e risiede irregolarmente in Italia. Una su tre (36%, pari a 299.000 lavoratrici), pur avendo regolare permesso di soggiorno o pur essendo italiana, non ha un regolare contratto di lavoro. E infine c'è chi lavora in regola con un contratto: il 38% del totale, pari a 315.000 lavoratrici.