Siria, tra le file dei ribelli, i foreign fighter

20/06/2013 di Redazione
 Siria, tra le file dei ribelli, i foreign fighter

Sarebbero ''45-50'' le persone partite dall'Italia per combattere con i ribelli in Siria. E' quanto afferma all'ANSA la Comunita' del Mondo arabo in Italia: gli 'italiani' si troverebbero soprattutto nel Nord della Siria e tra questi ci sarebbe anche una donna. La notizia e' confermata anche da fonti siriane in Italia. Secondo quanto spiegato dal presidente della Comai, Foad Aodi, sulla base di notizie fornite da fonti siriane, tra le quali anche quelle che simpatizzano con il governo di Damasco, dall'inizio del conflitto tra le centinaia di persone partite dall'Europa per combattere a fianco dei ribelli ci sarebbero anche ''45-50'' partite ''dall'Italia, soprattutto dal centro-Nord, ma anche da Roma''. In Siria, questi gruppi sarebbero concentrati ''in gran parte nella zona di Dayr az Zor e Aleppo'' dove, tra gli altri, si troverebbero anche ''tre donne, un'italiana, una spagnola e probabilmente una cecena'', ha ancora riferito Aodi. Li' le donne, secondo quanto riferito alla Comai dalle stesse fonti, ''svolgerebbero compiti di assistenza'' ai ribelli. Infatti, tra le vittime che combattevano tra le file dei ribelli c'era anche uno studente genovese, Giuliano Ibrahim Delnevo, di 20 anni. Dopo essersi convertito all'Islam e aver assunto il nome di Ibrahim nel 2008, lo studente di Storia Giuliano Delnevo, figlio secondogenito di genitori separati, aveva studiato l'arabo e le sue prediche sul Web iniziavano tutte con "bismillah", "nel nome di Dio", così come le letture coraniche in un arabo corretto pronunciate in video con la tradizionale barba "lunga un pugno", come detta la Scrittura: tutte tracce della sua conversione, del suo integralismo che, alla fine, sarebbe diventato fondamentalismo. Alla fine, Delnevo è andato a morire "in nome di Allah" in una battaglia di insorti che è diventata per gli jihadisti la battaglia da combattere.  Un numero, quello degli "europei" che combattono al fianco dei ribelli, che "preoccupa" soprattutto per le minacce e i rischi legati al loro rientro, dopo aver conosciuto il Jihad ed aver impugnato le armi. Molti di questi vanno infatti ad ingrossare le fila di formazioni come il Fronte al Nusra, che si ispira al leader di al Qaida succeduto a Bin Laden, Ayman al Zawahri. E nella sua presentazione del rapporto Europol 2013 il direttore Rob Wainwright evidenzia come al loro ritorno i fighter "potrebbero incitare altri volontari ad unirsi alla lotta armata". E come "possono usare il proprio addestramento, l'esperienza dei combattimenti, conoscenze e contatti per attivita' terroristiche all'interno dell'Ue". Anche se per "il momento non sono state raccolte prove concrete di piani". La questione e' così calda che all'ultimo consiglio Affari interni Ue a Lussemburgo, e' stato organizzato un focus sul tema, in cerca di "un approccio comprensivo", guardando a tutti gli aspetti del fenomeno. "Dobbiamo lavorare per capire meglio i vari elementi in gioco, per fare prevenzione contro i reclutamenti e spegnere i focolai di fondamentalismo sul nascere, per intensificare il lavoro di monitoraggio, e per capire cosa puo' essere fatto al ritorno di queste persone", osserva De Kerckhove, che a Lussemburgo e' stato uno degli animatori della discussione. Tra le misure si pensa ad "un maggiore scambio di informazioni tra intelligence e una piu' ampia raccolta dati anche sui passeggeri dei voli in arrivo in Europa, in modo da avere il polso sui viaggi sospetti". Secondo l'identikit tracciato, nella maggior parte dei casi, i 'foreign fighter' sono giovani musulmani delle periferie, di seconda o terza generazione, che abbracciano la dottrina e l'ideologia jihadista, spesso in completa solitudine attraverso i social network. Con Facebook, Twitter e Youtube che giocano un ruolo decisivo per le opere  di reclutamento. Partono animati dall'idea di andare a fare la cosa giusta: liberare i fratelli dall'oppressione del presidente Bashar Al Assad. Le notizie delle atrocita', le immagini dei massacri delle forze governative sono la loro molla. In Ue, i Paesi Bassi sono al primo posto per numero di partenze, seguiti da Gran Bretagna, Belgio e Francia. La maggior parte sparisce oltre la frontiera turca. Bastano poche centinaia di euro per arrivare a destinazione e lasciarsi inghiottire dalla guerra.