Turchia: la polizia contro i garofani

26/06/2013 di Redazione
  Turchia: la polizia contro i garofani

Sabato scorso i manifestanti turchi si erano dati appuntamento per una nuova e grande manifestazione. L'appuntamento era fissato per le 19.00, ma un'ora prima piazza Taksim era già invasa dai manifestanti, che avevano una sola arma, dei fiori, nello specifico garofani. Il garofano era un simbolo, un omaggio dedicato alle 4 persone che hanno perso la vita nel corso delle proteste. Donne, bambini e anziani, famiglie e tanti ragazzi in piazza con intenzioni del tutto pacifiche, non indossavano nemmeno maschere antigas. Il tutto è proseguito tranquillamente per due ore, fino a quando in ogni angolo di Taksim sono spuntate colonne di poliziotti anti sommossa, e dal megafono una voce ha cominciato ad ordinare alla folla di sgomberare la piazza: "State occupando uno spazio pubblico, sgomberate la piazza in 20 minuti", diceva la polizia al megafono. "Questo è uno spazio pubblico, voi dovete andare via", hanno iniziato a cantare in coro i manifestanti, citando l'articolo 34 della Costituzione turca che sancisce la libertà di manifestare in piazza. Di li, gli agenti hanno iniziato a pressare la folla di manifestanti che per "difendersi" lanciavano i fiori, e di fronte alla resistenza passiva sono cominciate le manganellate ed i getti di acqua da parte dei Toma. Una azione di forza che ha sorpreso i più, costretti a fuggire lungo Istiklal e le stradine del centro, una enorme massa di gente caricata da veri e propri squadroni di polizia e Toma a tutta velocità, con il rischio di finire schiacciata. Sono ricominciati i lanci di lacrimogeni a distanza ravvicinata Ancora una volta, è cominciato il lancio di lacrimogeni a distanza ravvicinata e gruppi di agenti armati di mitragliette con proiettili di gomma hanno iniziato a sparare raffiche sui manifestanti inseguendoli nel quartiere dei bar dove tanta gente stava tranquillamente passando la serata, gente lungo tutta Istiklal, in Chiangir, in ogni luogo di Beyoglu dove ci fosse movimento, tirando via la gente fuori dai taxi e procedendo a vari fermi. Ai manifestanti si sono uniti gli avventori dei bar, lanciando slogan anti fascisti e costringendo spesso gli agenti a ritirarsi, per poi ripartire all'attacco. Ancora peggiore il bilancio da Ankara, teatro di scontri ancora più duri. Una manifestazione che si annunciava pacifica e pacificamente si era svolta fino all'intervento della polizia, trasformandosi così in un'altra battaglia campale, dove i garofani lanciati al cielo e contro i Toma sembrano essere simbolo del lutto di una democrazia che appare sempre più in pericolo. Ma questa ennesima dimostrazione di forza, l'intolleranza manifestata ancora una volta da parte di un Erdogan che oppone la violenza al dialogo, non può che unire maggiormente il popolo di Occupy Gezi. Intanto il negoziato per l'adesione della Turchia alla Ue potra' riprendere ma solo a ottobre, dopo una verifica. Secondo fonti diplomatiche e' passata la linea proposta dalla Germania in Consiglio Esteri. La riapertura del negoziato, annunciata a fine maggio, era prevista per domani. Il compromesso sarebbe passato a fronte della divisione tra i 27, con un gruppo di paesi tra cui l'Italia che volevano mantenere "la porta aperta" e altri guidati dalla Germania che volevano "segnali" da Ankara