Turchia: Occupy Gezy

06/06/2013 di Redazione
Turchia: Occupy Gezy

"La battaglia d'Istanbul in difesa di seicento alberi, novecento arresti, mille feriti, quattro accecati per sempre, la battaglia d' Istanbul è per gli innamorati a passeggio sui viali, per i pensionati, per i cani, per le radici, la linfa, i nidi sui rami, per l' ombra d' estate e le tovaglie stese coi cestini e i bambini, la battaglia d' Istanbul è per allargare il respiro e per la custodia del sorriso." Sono i versi pubblicati da Erri De Luca all'indomani dell'esplosione delle proteste che hanno acceso i riflettori sulla Turchia. Tutto è iniziato il 31 maggio, cinquanta manifestanti erano accampanti in piazza Taksim, a Istanbul, per impedire l'apertura di un cantiere e la distruzione del parco Gezi, l'unico polmone verde rimasto nel centro cittadino. Mano a mano i manifestanti sono cresciuti ed è iniziata la repressione da parte della polizia . In pochi giorni la protesta si è diffusa nella principali città della nazione e dopo una settimana di proteste, è salitoa tre ilbilancio delle vittime, duemila i feriti, circa millesettecento persone arrestate. Una violenza inaudita da parte della polizia, eccessi messi in atto nel reprimere le proteste, con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua contro i manifestanti, sparati sulle loro facce, ad una distanza minima. La gente si è riversata in strada, migliaia e migliaia di persone appartenenti a tutte le fasce d'età, di diverso colore politico, di diversa etnia, di diverso livello d'istruzione ed estrazione sociale. C'è chi parla di Primavera turca, "semplicemente" un popolo stanco della islamizzazione che sta vivendo il Paese dopo l'elezione Erdoğan, una battaglia per la democrazia ela libertà. Nellemanifestazioni che si sono succedute molti avevano tra le mani una birra, simbolo della resistenza contro il partito islamico Akp del capo del governo, che la settimana scorsa ha imposto divieti rigidissimi sul consumo di bevande alcoliche. Su un marciapiede di Tunali i manifestanti hanno depositato una dietro l'altra una cinquantina di bottiglie, alcune decorate con lumicini accesi. O ancora altri manifestanti, coppie, che per contestare le autorità islamiche si sono baciate sulla bocca. Come racconta "Repubblica": "La settimana scorsa la polizia di Ankara aveva tentato di impedire una "protesta del bacio" in una stazione del centro della capitale, convocata dopo che le autorità locali avevano invitato i passeggeri della metropolitana ad un "comportamento morale". Le telecamere a circuito chiuso avevano infatti ripreso alcuni giovani che si erano baciati sulla bocca". Il vice primo ministro Bülent Arinç ha cercato di placare gli animi con una dichiarazione "L'esecutivo ha imparato la lezione - ha detto in conferenza stampa - Non abbiamo il diritto e non possiamo permetterci di ignorarela gente. Ledemocrazie non possono esistere senza l'opposizione". Quindi si è scusato a nome dell'esecutivo "con quanti hanno subito violenze a causa della loro sensibilità per l'ambiente". Dichiarazione che non ha tranquillizzato gli animi, vista la terza vittima tra i manifestanti. Scrive Bernard Guetta, giornalista francese esperto di politica internazionale:  "Finora esistevano due Turchie, ma ormai sono diventate tre. Da una parte c'era la Turchia conservatrice e maggioritaria, quella delle campagne e dei poveri, della piccola borghesia e delle piccole e medie imprese in grande crescita, legata al buon costume e all'ordine morale e base elettorale degli islamici (divenuti "islamo-conservatori") del Partito per la giustizia e lo sviluppo (Akp), al potere dal 2002 e vincitore di tre elezioni consecutive. Dall'altra parte c'era una seconda Turchia, più giovane, più urbana, la Turchia del laicismo di destra e di sinistra e dei figli di Kemal Atatürk, il padre della patria che tra le due guerre ha vietato il velo, concesso il diritto di voto alle donne e sancito la separazione tra religione e stato. Queste due realtà erano separate da una linea di demarcazione netta, ma dallo scorso fine settimana è emersa una terza forza all'interno dell'Akp. Davanti alle manifestazioni che scuotono il paese ormai da cinque giorni, infatti, il partito al potere si è diviso in due correnti, quella della linea dura e quella favorevole al dialogo". Noi stiamo dalla parte ne dell'una e ne dell'altra, stiamo semplicemente dalla parte di quelle donne e quegli uomini che manifestano per la libertà, e per avere quei diritti che fanno da base ad una vita normale. Le diplomazie internazionali cercano di convincere Erdogan a rinunciare all'uso della forza per fare fronte alle proteste. Per il ministro degli Esteri, Emma Bonino, la Ue deve "scendere in campo" perché è in gioco "la democrazia turca."L'uso sproporzionato della forza da parte della polizia non può essere una risposta accettabile alle proteste". Bonino ricorda che il diritto a manifestare pacificamente "è un pilastro irrinunciabile della democrazia, come lo sono il pluralismo ela tolleranza. Lenotizie che provengono dalla Turchia sono fonte di forte apprensione, ed è molto grave che le tensioni di questi giorni abbiano causato anche un bilancio di vittime", aggiunge il ministro in una nota. "Ci attendiamo - sottolinea Bonino - che in Turchia tutte le parti si adoperino per far cessare ogni violenza e per promuovere il necessario clima di dialogo e pacifico confronto tra le diverse posizioni ed orientamenti". Cosa aspettano le diplomazie internazionali a scendere in campo? Intano nelle principali capitali europee si stanno organizzando sit-in di protesta davanti alle ambasciate turche. Recitava uno striscione "Turchia, Roma è con te"
Questo il live blog di immagini dei movimenti che racconta le proteste
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