UE: a giugno il voto per “comunitarizzare” lo spazio Schengen

06/06/2013 di Redazione
UE: a giugno il voto per “comunitarizzare” lo spazio Schengen

Il Consiglio Ue, Parlamento europeo e Commissione, hanno raggiunto un accordo informale a Bruxelles per "comunitarizzare", in parte, la "governance" dello spazio di Schengen, gestita fino ad adesso con un sistema intergovernativa dai paesi membri. L'accordo riguarderebbe la reintroduzione provvisoria dei controlli di frontiera sulle persone in caso di minacce all'ordine pubblico e pressioni migratorie eccezionali e incontrollabili. A giugno si deciderà attraverso il voto della plenaria dell'Europarlamento, se uno Stato membro possa decidere autonomamente di chiudere le sue frontiere con un altro paese dell'Ue. Ad esempio come accadde in Francia nel marzo-aprile del 2011, quando il Paese decise di chiudere le frontiere per frenare gli ingressi dei migranti tunisini in fuga dal loro paese, approdati in Italia durante la Primavera araba. Se dovesse verificarsi nuovamente un accadimento simile, il paese sotto pressione, non potrà prendere misure autonome, ma dovrà aspettare che la Commissione europea valuti la situazione e faccia una proposta, che dovrà poi, essere approvata dalla maggioranza qualificata degli Stati membri. L'Esecutivo comunitario, inoltre, effettuerà controlli e missioni alle frontiere esterne, anche senza preavviso, e pubblicherà dei rapporti regolari (due volte all'anno) sul funzionamento del sistema, potendo proporre misure per migliorarne l'efficacia. Invece la parte che resta simile al sistema attuale è quella relativa alla facoltà che gli Stati membri hanno di reintrodurre i controlli temporanei alle frontiere in caso di minaccia all'ordine pubblico e alla sicurezza interna, come nel caso di grandi eventi sportivi o di visite di capi di Stato stranieri e riunioni internazionali come il G8 o altri eventi, ove ci fosse il pericolo di proteste violente o di atti terroristici. In questi casi, lo Stato membro interessato potrà prendere misure unilaterali, che comunque dovrà notificare alla Commissione europea. E alla Commissione toccherà avere l'ultima parola e giudicare se le misure sono proporzionate ed eventualmente chiederne l'abolizione, o anche approvare una proroga oltre il limite iniziale di sei mesi per i controlli alle frontiere. Il Parlamento europeo, che avrebbe voluto essere coinvolto nel nuovo sistema con potere di co-decisione, è riuscito a strappare solo un impegno politico degli Stati membri a consultarlo, ma non ha ottenuto i poteri vincolanti che chiedeva per la gestione del sistema, perché sarebbero andati oltre quanto è previsto dal Trattato Ue di Lisbona.