Bari, al Cara ci è scappato il morto

04/07/2013 di Redazione
Bari, al Cara ci è scappato il morto

Il Centro di accoglienza per richiedenti di Bari è stato messo a ferro e fuoco nella notte di martedì. Il bilancio è di un morto e tre feriti, la scintilla, un litigio tra "detenuti" di differenti nazionalità. Le associazioni dichiarano "una morte annunciata". "Non è più possibile continuare sulla linea dell'indifferenza rispetto alle condizioni disastrose del Centro per Richiedenti Asilo di Bari", scrive il parlamentare Nicola Fratoianni, ricordando di aver "più volte denunciato pubblicamente la situazione del Cara, anche attraverso interrogazioni dirette al ministro dell'Interno e al ministro per l'integrazione". Anche il collettivo Anzirazzista-rivolta il debito dichiara che la morte del migrante nel Cara di Bari è stata una tragedia annunciata più volte, viste le condizioni di vita disumane e di elevato stress psico-fisico che si vivono nel centro. Un sovraffollamento eccessivo, condizioni igienico sanitarie allarmanti, per non parlare delle lunghissime attese per riconoscere lo status. Sarebbero 1.330-1.400 le persone detenute nel Cara a fronte di una capienza prevista di 700-800 persone. "I migranti sono lasciati soli dalle istituzioni", denuncia ancora il collettivo "si sta verificando la stessa situazione causata dalle emergenze Tunisia e Libia, quando i migranti in Puglia non ricevevano risposte dalle istituzioni e il primo agosto del2011 l'esasperazione li portò a quella rivolta che tutti ricordiamo". In particolare, tra le richieste dei migranti c'è il permesso di soggiorno temporaneo, che "permetterebbe loro di circolare liberamente in Europa e raggiungere i loro parenti in altri Stati dove poter lavorare". All'interno del Cara, riferisce infine il collettivo antirazzista che ha sentito un migrante pakistano residente nel centro, "ognuno se ne sta per i fatti suoi, ma la tensione rimane alta"