Criminalizzazione dell'immigrazione irregolare: legislazione e prassi in Italia

04/07/2013 di Redazione
Criminalizzazione dell'immigrazione irregolare: legislazione e prassi in Italia

Si è svolta il 27 giugno, al Senato, la presentazione del rapporto "Criminalizzazione dell'immigrazione irregolare: legislazione e prassi in Italia".A presentare ilRapporto, Alberto di Martino, professore associato di Diritto penale alla Scuola Superiore Sant'Anna, e Rosa Raffaelli, già perfezionanda in Diritto penale e borsista alla Scuola Superiore Sant'Anna.  L'introduzione è stata curata da Luigi Manconi, Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e per la promozione dei diritti umani. Dopo la presentazione del rapporto sono intervenuti Filippo Bubbico, vice Ministro dell'Interno, e Cécile Kyenge, Ministro per l'integrazione. A partecipare come uditore alla Presentazione è stato, per FOCUS-Casa dei Diritti Sociali, l'avvocato Stefano Greco. Di seguito alcune sue riflessioni sul Rapporto e sulla legislazione dei migranti. Greco afferma come sia necessario parlare a livello politico e pubblico del problema della criminalizzazione degli irregolari, al fine di sensibilizzare un'opinione pubblica scarsamente informata ed estremamente disattenta rispetto ai problemi dell'immigrazione. E continua "Nel Rapporto presentato, mancano però alcune criticità che la normativa sui CIE presenta come la competenza per materia dei Giudici di Pace in tema di trattenimento e convalida nei CIE. Con l'introduzione della Bossi Fini, il vulnus maggiore che si è avuto per quanto riguarda i diritti dei migranti è stato il passaggio delle competenze che prima erano del Giudice Ordinario ai Giudici di Pace. Tale passaggio ha segnato un ridimensionamento della tutela primaria e una minore sensibilità Costituzionale dei giudici onorari rispetto a prima. Oltre a un maggior assoggettamento della tutela agli interessi del Ministero dell'Interno con una palese soggezione dei Giudici. Inoltre, c'è la mancanza di una normativa conforme che regola i CIE. Questo punto è estremamente importante in quanto non esistono dei regolamenti o norme di legge che prevedono non solo i diritti e doveri degli internati e dei loro difensori all'interno del CIE, ma anche le categorie di persone che non dovrebbero mai entrare in un luogo di internamento o carcerazione. Oltre a prevedere i servizi che le varie cooperative di gestione debbono mettere a disposizione degli internati. Inoltre non è accettabile che la sicurezza nei CIE sia affidata a polizia, carabinieri ed esercito! Questo fa dei CIE dei luoghi più vicini a dei campi di concentramento che a delle carceri. Le tre forze di sicurezza non sono addestrate per gestire persone a cui è stata sottrattala libertà. Lapreoccupazione è che, nonostante gli ottimi intenti di molte persone nel denunciare e riformare la materia dell'immigrazione, si perdano di vista piccole cose che potrebbero incidere in modo significativo in attesa di una riforma complessiva che potrebbe non giungere mai. Un altro esempio riguarda la disciplina del T.U. Immigrazione che concerne la revoca immediata del permesso di soggiorno in presenza di reati in danno dei marchi e brevetti. Una misura che afferma la supremazia del mercato sul diritto al Lavoro.  O ancora, nel caso dei decreti di espulsione dove non esiste una decadenza della P.A. dal potere di espellere, arrivando al paradosso che un reato per rapina si prescrive, mentre  un decreto di espulsione non perde mai efficacia. Come anche alla previsione di canali ordinari di regolarizzazione per persone che hanno il lavoro e pagano le tasse. E infine, il problema dei morti nel Mediterraneo, tema rispetto a cui una commissione parlamentare potrebbe far chiarezza sui doveri di soccorso della Marina, della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza, nonché sulle indebite pressioni dei Ministri dell'Interno in tempi passati nella gestione dei naufraghi".