Il “New York Times” celebra l’arte dei gesti italiana

04/07/2013 di Redazione
Il “New York Times” celebra l’arte dei gesti italiana

Chi l'avrebbe detto? Il prestigioso Nyt dedica al linguaggio dei gesti made in Italy un tutorial, che illustra ai lettori di tutto il mondo come gesticolano i nostri connazionali. Il video è accompagnato da un articolo di Rachel Donadio, la corrispondente da Roma del quotidiano. Fra i gesti assurti all'onore del giornale, le quattro dita unite che toccano il pollice, mentre il polso oscilla e il braccio si volge all'interlocutore, un modo per dire "che vuoi da me"; oppure il "non mi interessa" ottenuto facendo scivolare la mano sotto al mento.  Il Nyt parla di Berlusconi come di "un famoso gesticolatore", e ricorda le mani intrecciate posate sulla scrivania di Giulio Andreotti: "Un sottile segnale di deterrenza, che indicava il tremendo potere che il sette volte primo ministro avrebbe potuto dispiegare se fosse stato necessario". Gesti sì ma anche postura quindi, parole espresse con il corpo e non solo semplici segnali. E nonostante le licenze non proprio poetiche concesse a questo linguaggio anche in contesti internazionali, Donadio ci perdona: gli italiani muovono mani e braccia con "invidiabile, elegante coordinazione". Una teoria sostiene che gli italiani hanno sviluppati il linguaggio dei gesti nei secoli delle occupazioni straniere come modo di comunicare senza farsi capire dai nuovi padroni. Secondo Adam Kenton, direttore della rivista Gesture, città sovrappopolate come Napoli potrebbero essere state la culla del gesticolare italiano: "Un modo per attirare l'attenzione usando anche il corpo". Mentre Isabella Poggi, psicologa a Roma Tre, ricorda la tesi dell'archeologo dell'Ottocento Andrea De Iorio, che aveva trovato analogie tra i gesti contemporanei e quelli usati dalle figure dipinte sui vasi greci. Questo perché anche con il passare di secoli, "i gesti cambiano meno delle parole", sottolineala studiosa. Male leggi sì: ad esempio un giudice ha dato ragione a chi accusava la controparte di gesticolare in maniera non accettabile al suo indirizzo in pubblico: "La strada non è casa propria", ha sancito la Corte.