Turchia: tra censura e una debolissima democrazia

04/07/2013 di Redazione
Turchia: tra censura e una debolissima democrazia

Il tribunale di Istanbul ha dichiarato che gli alberi di Gezi Park non possono essere aboliti, respingendo così il ricorso del ministero della Cultura. La decisione dovrà essere confermata tra due mesi e se così fosse, il parco rimarrà li dov'è, così come chiesto dall'associazione per la conservazione del parco Gezi in piazza Taksim. Infatti, la sesta corte amministrativa di Istanbul dovrà rendere nota la sua decisione ufficiale con le motivazioni annesse. Intanto perla "Taksim Platform", la piattaforma di oltre 100 associazioni che ha dato vita alla protesta, è già una grandissima vittoria. E mentre i primi segnali timidi di democrazia arrivano sul destino di Gezi Park, il governo turco pensa di porre limiti all'utilizzo dei social media, che tanti guai gli hanno causato. Secondo fonti del ministero della giustizia citate dal quotidiano "Hurriyet", il ministero ha iniziato a lavorare su una bozza relativa ai crimini via internet e "le norme internazionali sulla questione vengono studiate". Il Ministro degli Interni Muammer Guler aveva già confermato che i social media sono nel mirino del governo. E ha dichiarato "Abbiamo uno studio su coloro che provocano il pubblico con la manipolazione delle notizie e lo conducono ad azioni che minacciano la sicurezza della vita e della proprietà usando Twitter, Facebook o altri strumenti dei social media". "Ma pensiamo che la questione meriti una normativa specifica" ha aggiunto. Il vicepremier Bulent Arinc ha invece avvertito che la polizia userà tutta la sua autorità per sedare le proteste illegali e che se non basterà il governo farà ricorso all'esercito. "Quel che ci viene richiesto è di intervenire se c'è una protesta controla legge. C'è la polizia, se non basta c'è la gendarmeria, se non basta c'è il Tsk", cioè l'esercito turco, ha detto Arinc in un'intervista televisiva.